La manifestazione
Stenosi, arrivano nuove cure
Sono oltre diecimila le persone che, in Toscana, soffrono di stenosi (restringimento) della valvola aortica (spinge il sangue dal cuore a tutto il corpo). Nei casi più gravi, i primi disturbi sono...
Sono oltre diecimila le persone che, in Toscana, soffrono di stenosi (restringimento) della valvola aortica (spinge il sangue dal cuore a tutto il corpo).
Nei casi più gravi, i primi disturbi sono respiro corto, affanno anche per piccoli sforzi, svenimento. Il futuro di questi pazienti ( sono in media oltre i 75 anni d’età) non è buono. La cura è chirurgica e quella a cuore aperto rimane l’intervento più diffuso. Il 20% è però ad elevato rischio e si preferisce ricorrere alla tecnica mini –invasiva (TAVI). Ne hanno parlato a Milano il francese Alain Cribier, Gennaro Santoro e Pierluigi Stefàno dell’azienda ospedaliera Universitaria Careggi, ricordando l’attività dell’apposito gruppo di lavoro, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della nuova metodica. Le linee guida – hanno sottolineato – parlano d’una apertura dello sterno o dell’accesso mini –invasivo, circolazione extra –corporea, arresto del cuore ed apertura dell’aorta, rimozione della valvola calcificata ed impianto della protesi biologica. È un intervento complesso, anche perché in molti pazienti sono coesistenti altre malattie, tali da non rendere eseguibile l’operazione tradizionale. In Toscana sono oltre mille i potenziali candidati all’intervento mini – invasivo, che si effettua in anestesia locale, con una semplice puntura all’inguine, introducendo la valvola montata su un catetere attraverso l’arteria femorale oppure, se fossero presenti qui calcificazioni, in anestesia generale con una piccola incisione intercostale. Innegabile, si è concluso, è il vantaggio sia fisico che psicologico: minima invasività, durata dell’intervento ridotta, sollecita dimissione, rapido rientro per l’attività quotidiana. Questi studi sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Gian Ugo Berti
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