Dopo il crollo nel palazzo sfollati ancora senza casa
Le sei famiglie ammassate nelle stanze dell’ex Carsal. Una cucina per tutti e qualcuno dorme in bagno: «Abbiamo sempre pagato l’affitto, qualcuno ci aiuti»
PIOMBINO. Il vialetto d’accesso e il piazzale - tra la struttura ex Carsal e le serre - ribollono. Nell’edificio fatto a L sono ospitate sei famiglie - 25 persone, 5 bambini di cui due piccolissimi - dal 16 giugno.
In via Gori dopo un giorno passato da sfollati alla palestra della Pugilistica. Tutto perché la notte del 14 giugno è crollato il pavimento di un alloggio al secondo piano nel palazzo dove vivevano - pagando regolarmente l'affitto - in via della Repubblica al numero 88.
Incidente in cui rimase ferito l'operaio Ahmed Sahnoun, 56 anni: rientrato a casa a fine turno in fabbrica, stava cenando, quando si ritrovò al piano di sotto coperto dai calcinacci (costole fratturate e varie lesioni). «Ahmed sta meglio – dice Elhoussine Dennouni, 48 anni, che lavora nella ristorazione e che fin dalla notte della paura è stato portavoce di questo “condominio in emergenza“ – Dovrebbero trattenerlo in ospedale un’altra diecina di giorni. Abbiamo sconsigliato di mandarlo qui...».
Sono le 13, tanti sono fuori per lavoro. Dennouni insieme alla moglie Layla e ai suoi bambini ci invita a seguirlo «ringraziamo il Comune ma speriamo sia per poco – spiega – Il primo giorno è stata subito tagliata l'erba alta ed è stata fatta la disinfestazione. Le lavatrici sono rimaste nelle vecchie case, ma i panni li laviamo a mano e possiamo lasciarli fuori ad asciugare in giardino». Nel frattempo nessun contatto con la proprietà dell’ex abitazione, una società con sede nel Liechtenstein anche se tutti la riferiscono - inquilini compresi - all'ingegner Edoardo Guadagnini, che abita proprio a ridosso del palazzo ormai preda del degrado.
«Non riusciamo ad avere chiarimenti – conferma Elhoussine – ma continuo a fare il giro degli uffici portandomi dietro documenti, contratti d'affitto, certificati dei bambini. Vado in Comune, all'Asl, ovunque».
«In via Gori – prosegue – ci siamo divisi stanze di 5 metri per cinque, dove vivono famiglie intere, noi siamo cinque. Una ragazza dorme sola, in uno dei bagni , con un materasso».
Poi la cucina, una sola per tutti. «4 fornelli, un solo frigo. Ci troviamo a fare le file come al supermercato – interviene Layla – Ognuno ha le sue abitudini, la convivenza? Tutt'altro che semplice».
Sei nuclei familiari, cinque sono originari del Marocco più uno del Senegal.
« I due bagni – riprende Dennouni – per fortuna in buone condizioni, sono suddivisi tra maschi e femmine, ma è difficile stabilire regole anche qui. A volte ci mancano cose... o le compriamo nuove o ci facciamo accompagnare a recuperarle in via della Repubblica. Al piano terra, agibile, le famiglie italiane , proprietarie, sono rientrate. Triste aver pagato l’affitto, con regolarità per anni e trovarsi in questa situazione. Qualcuno ci aiuti a trovare una via d’uscita».
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