Sicurezza
Magona, in piazza contro la chiusura
Domani sciopero e manifestazione indetta da Fim, Fiom, Uilm. L’assessore regionale Simoncini porta il caso al ministero
PIOMBINO. Il rischio che la Magona non riapra dopo la fermata di agosto è molto alto. Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato per domani, dalle 9 alle 12, uno sciopero con una manifestazione, alla quale sono state invitate a partecipare istituzioni e forze politiche, che partirà dalla portineria operai per concludersi in piazza Gramsci. Nel frattempo i sindacati stanno preparando una risposta ancor più vigorosa: uno sciopero generale di zona che abbia la stessa forza di quello del 15 novembre scorso. Ancora una volta l’obiettivo è quello di ottenere un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico per affrontare prioritariamente il caso Magona, ma avere anche risposte sulla Lucchini.
Dagli incontri che i coordinatori delle Rsu hanno avuto con la direzione dell’azienda è uscita con forza la convinzione che Arcelor-Mittal intende disimpegnarsi dalla Magona. Sono infatti emerse tre ipotesi: chiusura, vendita dello stabilimento o, a fonte di una domanda insufficiente, marcia con un solo reparto di zincatura e uno di verniciatura. Su tutto questo i sindacati hanno richiesto un incontro urgente con il presidente di Arcelor- Mittal Sud-Ovest Jean Luc Maurange, affiché chiarisca le reali intenzioni del gruppo--
Nello storico stabilimento piombinese lavorano attualmente 545 persone, di cui 250 già coinvolte nei contratti di solidarietà proposti dai sindacati per evitare, dopo la cura dimagrante già subita con la mobilità incentivata, l’espulsione dalla fabbrica di circa 45 dipendenti ritenuti dall’azienda in esubero. A questi sono da aggiungere almeno altri 200 lavoratori dell’indotto.
I sindacati non nascondono la gravità della situazione. «Riteniamo – affermano – che la chiusura dello stabilimento sia un rischio concreto e inaccettabile, considerando anche quanto è già avvenuto in altri siti europei di Arcelor-Mittal». C’è la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un passaggio difficile, anche nel caso della vendita di Magona ad un altro gruppo industriale.
Dal ministero, dunque, i sindacati si attendono, a questo punto, un impulso a facilitare la vendita della Magona, oltre che risposte alla domanda di sempre: la siderurgia è ancora strategica per il Paese?
Sul tavolo del ministero, intanto, le vicende del polo siderurgico piombinese, e in della Magona, le porterà proprio domani l’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini. «Chiederò un impegno diretto del governo», afferma Simoncini , che fa risalire le cause della crisi della Magona, oltre alle difficoltà di mercato, ai costi di produzione troppo alti, al prezzo delle materie prime e dell’energia».
Simoncini ricorda che il polo siderurgico dà lavoro ad oltre 5mila persone. «Occorre dare prospettive serie – sostiene – ad un polo industriale strategico non solo per la Toscana ma per l’Italia. È necessario che il governo si attivi immediatamente nei confronti di Arcelor-Mittal convocando un incontro per verificare la volontà del gruppo e chiedere garanzie sulla continuità produttiva e occupazionale».
Sostegno alla manifestazione dei sindacati viene anche dal segretario del Pd Valerio Fabiani: «Seguiamo con apprensione il precipitare di una vicenda che, aggiungendosi alla crisi Lucchini, tiene tutti con il fiato sospeso». Per la prossima settimana il Pd convocherà un tavolo sulla vertenza siderurgia insieme ai sindacati. Per la Magona auspica comunque un cambio di proprietà che chiede ad Arcelor Mittal di agevolare.
E il caso Magona è al centro anche di una interrogazione del parlamentare dell’Udc Francesco Bosi, che chiede la governo quali iniziative intende assumere per garantire che «la situazione delle fabbriche piombinesi non degeneri». Anche Bosi indica la soluzione in una cessione dello stabilimento, che «comunque dovrà fare i conti con il crollo della domanda sul mercato e con la sovrapproduzione»
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