Il Tirreno

«Non voglio votare decisioni già prese»

di Paolo Federighi
«Non voglio votare decisioni già prese»

San Vincenzo, polemiche dimissioni dal consiglio comunale Alessandra Angelini, eletta col Pd, attacca sindaco e giunta

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SAN VINCENZO. «Oggi mi sento demotivata e a disagio. Le ultime vicende amministrative mi hanno trovata in disaccordo, avrei voluto un ruolo più attivo del consiglio comunale e non così subordinato alle delibere della giunta. Non sarebbe giusto continuare non condividendo il percorso che la maggioranza sta portando avanti». Questo un passaggio della lettera di dimissioni da consigliere comunale di maggioranza di Alessandra Angelini. Una lettera che Angelini rende pubblica «per fare chiarezza – dice – sulle ragioni della mia scelta». Indiscrezioni la volevano dimissionaria per motivi familiari.

Alessandra Angelini, 49 anni, è laureata in psicopedagogia, è titolare da molti anni, insieme al marito Fabio Favilla, di uno dei più importanti studi commerciali del paese. Nel 2009 fu eletta consigliere di maggioranza in quota Pd con una quantità di preferenze (oltre 140) seconda soltanto a quella di Riccardo Giommetti.

Perché si è dimessa da consigliere?

«Mi sono dimessa perché il ruolo di consigliere comunale è limitato ad approvare atti scaturiti da decisioni già prese dalla giunta e dal sindaco. Avevo intrapreso quest’avventura con entusiasmo e umiltà, sperando di poter dare un contributo concreto al paese. Ma, purtroppo, non c’è spazio per la discussione né per le critiche o le voci fuori dal coro, e non c’è possibilità di incidere sulle decisioni già prese in partenza. Oltre a ciò, non ero d’accordo con tutte le ultime decisioni prese dall’amministrazione comunale».

Quali sono le decisioni che la vedevano contraria?

«Tassa di soggiorno, parcheggi blu sulla Principessa e il bailamme sulle decisioni contraddittorie relative al Paradisino e la vendita di pezzi di territorio comunale come descritto nel piano delle alienazioni immobiliari».

Perché ha deciso di rendere pubbliche le motivazioni delle dimissioni solo adesso?

«Ho protocollato la mia lettera di dimissioni il 17 aprile, consegnandola al sindaco Biagi, il quale mi aveva assicurato che l’avrebbe letta nel consiglio comunale di maggio, rendendo in tal modo note le ragioni della mia decisione. Ma ciò non si è verificato, e nell’ultimo consiglio comunale il sindaco si è limitato a dare una semplice comunicazione delle mie dimissioni, senza dire una parola sulle ragioni, e procedendo all’insediamento del nuovo consigliere. Visto che non è stata mantenuta la parola, e visto che è mio dovere render conto agli oltre 140 cittadini che mi hanno votato, ho deciso di dire le cose come stanno».

Cosa pensa del ruolo dei consiglieri comunali?

«Sono sempre stata una donna di sinistra, di una sinistra aperta e pronta ad accettare le voci critiche anche e soprattutto al proprio interno, discutendo e riflettendo sulle varie opinioni e i diversi punti di vista. Tuttavia mi sono accorta, in questa mia esperienza, che qui il consigliere comunale è un soggetto assolutamente marginale, una sorta di strumento utilizzato solo per ratificare le decisioni prese da giunta e sindaco, senza autonomia né possibilità di discutere, in balia di un modo di gestire la cosa pubblica di estrema chiusura e rigidità. Spesso i consiglieri non sanno neanche, o sanno pochi giorni prima e in modo a volte raffazzonato, su cosa dovranno esprimersi alzando la mano».

E i suoi colleghi consiglieri cosa le hanno detto?

«Ho ricevuto molti attestati di stima per le mie critiche a viso aperto nelle riunioni, ma al momento delle mie dimissioni ho trovato freddezza e, in alcuni casi, dissenso per la mia scelta. Quello che ci dicevamo fuori dal palazzo, purtroppo, non si trasferiva dentro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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