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assistenza E TRAGHETTI Ho fatto una guerra per imbarcare papà Non era una gita di piacere. Hanno dimesso mio padre dall’ospedale di Livorno la domenica mattina, quando in realtà sapevamo di doverlo...

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assistenza E TRAGHETTI

Ho fatto una guerra

per imbarcare papà

Non era una gita di piacere. Hanno dimesso mio padre dall’ospedale di Livorno la domenica mattina, quando in realtà sapevamo di doverlo andare a prendere nel tardo pomeriggio. Poco male, siamo partiti in fretta e furia per Livorno. Abbiamo chiesto il trasferimento in ambulanza, ma non ce n’era una disponibile. Così ho caricato mio padre in macchina, appena uscito dall’ospedale dove è stato sottoposto a una importante operazione. Nel primo pomeriggio siamo arrivati al porto di Piombino, quindi sono andato alla biglietteria Toremar per chiedere una carta d’imbarco per auto più quattro passeggeri residenti. Mi hanno detto che non c’era posto fino alle 20 di sera. Ho insistito, facendo vedere la cartella clinica di mio padre, ma non c’è stato verso. Così ho preso l’auto e mi sono intraversato davanti al portellone del Bellini. Mi hanno chiesto di andare via, io ho telefonato ai carabinieri e alla guardia costiera. Solo dopo una lunga trattaiva mi hanno mandato a fare il biglietto e quindi io e la mia famiglia ci siamo potuti imbarcare. Voglio precisare che non nutro rammarico nei confronti del comandante del Bellini e del suo equipaggio che si sono mostrati molto comprensivi. Ma non è possibile arrivare a tanto per far valere un diritto che dovrebbe essere di tutti gli elbani. Vorrei che i nostri sindaci si occupassero di queste cose. Va bene il turismo, ma la salute è una cosa ben più importante e occorre maggiore elasticità per non esasperare le persone.

Alessandro Teggi

L’aLLARME

Il servizio sanitario

è in grave pericolo

Il servizio sanitario pubblico sta correndo un pericolo mortale. La riduzione dei trasferimenti alle Regioni costringe le Stesse a razionalizzazioni e diminuzioni dei servizi capillarmente distribuite nel territorio tali da costringere i cittadini lontani dai centri abitati più importanti a trasferte faticose ed economicamente onerose per usufruire di tutti quei servizi che, per le minori risorse a disposizione, sono stati centralizzati per ottenere maggiori economie di scala. Nei centri abitati minori sono rimasti alcuni servizi e strutture essenziali che pur soddisfacendo le emergenze più urgenti e le prestazioni più semplici, non garantiscono certo la tranquillità e la sicurezza sanitaria dei residenti. Questa povertà di prestazioni induce i medici ospedalieri più attenti alla loro crescita professionale a scegliere presidi ospedalieri più importanti per numero di accessi e perché fornite di tecnologia e strumentazioni più avanzate rese economicamente convenienti magari solo per la loro maggiore produttività rispetto al numero di utenti.

Tutti questi elementi concorrono a depauperare un sistema sanitario che rischia di diventare davvero povero e per questo dedicato soltanto ai cittadini più poveri. Questo è un pericolo mortale per il nostro welfare, un pericolo per rapporti sociali equilibrati e per una reale equità nelle politiche di distribuzione del reddito. La sfida che si pone e che poniamo come cittadini elbani alla Regione Toscana è conciliare le minori risorse, la riduzione di indebiti sprechi, con una efficienza che sia a disposizione di tutti e che tenga soprattutto conto delle diversità territoriali che sono all'origine di naturali disparità nell'erogazione dei servizi ai cittadini: una stessa organizzazione in situazione non analoghe crea inevitabilmente inefficienze e disagi sociali.

Questo è quello che purtroppo sta accadendo sulla nostra Isola anche se, a seguito della dura battaglia intrapresa dalle nostre Istituzioni comunali e dai cittadini con i loro comitati, alcune inefficienze sono state colmate. Ci aspettavamo una risposta più immediata che desse rapido seguito a ciò che era stato ottenuto in documenti e programmi, ma i ritardi nella loro realizzazione ancora ci affliggono. L'organigramma del servizio sanitario nazionale delega alle Regioni le politiche sanitarie, alle Aziende sanitarie di attuarle nella loro autonomia amministrativa e contabile. Per non vanificarne le scelte, il controllo delle Regioni sulle Aziende deve essere più attento e rigoroso là dove la gestione di esse o è fallimentare o solo attenta al mero pareggio di bilancio con conseguente taglio delle spese il più delle volte lineare , senza tener conto di condizioni diversificate territorio per territorio.

Michele Rampini

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