Attenzione
Crisi Magona, spunta l’ipotesi Arvedi
Interessamento dell’imprenditore cremonese, patron di un gruppo da 2500 dipendenti che fattura due miliardi all’anno
PIOMBINO. Le ipotesi sul salvataggio Magona, legate a un cambio di proprietà, vedono circolare molti nomi: quello dell’imprenditore cremonese Giovanni Arvedi pare al momento il più accreditato.
Non siamo a una trattativa vera e propria, ma secondo fonti qualificate l’interessamento è reale, da rapportare ovviamente alla verifica delle reali intenzioni di Mittal, e al possibile intervento di altri imprenditori siderurgici italiani, magari semplicemente per un’azione di disturbo, preoccupati dal possibile rafforzamento di un concorrente moderno a agguerrito come Arvedi.
Il sindaco Gianni Anselmi, che segue da vicino la questione, e sul caso Magona ha chiesto nei giorni scorsi al governo di attivarsi con Mittal, sull’ipotesi Arvedi si limita a commentare «che al momento non è il caso di fare nomi. Stiamo lavorando a 360 gradi, mi limito a dire che noi abbiamo un porto...».
Il porto, dunque: questo l’elemento di attrazione per qualsiasi possibile compratore, ma in particolare per Arvedi che, appunto, un porto non ce l’ha.
Ma chi è Giovanni Arvedi, e soprattutto qual è il livello delle sue imprese, tutte concentrate nel Nord Italia? Cremonese, classe 1937, vicepresidente di Federacciai, Giovanni Arvedi è il patron di quattro aziende legate alla produzione e lavorazione dell’acciaio che complessivamente danno lavoro a 2500 dipendenti, con un fatturato da quasi due miliardi e 750 milioni di investimenti nel corso dell’ultimo triennio.
Il fiore all’occhiello è l’acciaieria Arvedi, che produce coils in acciaio al carbonio di qualità, neri, decapati e zincati. Sorta agli inizi degli anni '90, è considerata un insediamento industriale modernissimo, primo esempio europeo di mini-mill per laminati piani in acciaio, con brevetti che hanno portato fondamentali innovazioni nei processi di colaggio e laminazione.
Il Gruppo Arvedi produce poi tubi saldati in acciaio al carbonio, con l'Ata a Cremona, e tubi saldati in acciaio inossidabile con la Ilta Inox, sempre nel Cremonese, oltre a nastri di precisione in acciaio inossidabile, con la Arinox di Sestri Levante, specializzata in laminazione a freddo di nastri in acciai inox fino a spessori inferiori al decimo di millimetro.
Lo stabilimento Magona potrebbe interessare Arvedi in particolare per la verniciatura e la zincatura, ma bisognerà attendere per capire le reali possibilità di un accordo.
Intanto resta l’allarme sul rischio di chiusura dello stabilimento, con i sindacati che promettono una mobilitazione generale, a partire da giovedì con sciopero e corteo.
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