Il dolore
Papi condannato per danno erariale
L’ex sindaco e il dirigente Annarella dovranno rimborsare il Comune di Porto Azzurro con oltre 81mila euro
PORTO AZZURRO. Maurizio Papi dovrà risarcire con 57.396 euro il Comune di Porto Azzurro, l’ex responsabile dell’ufficio ragioneria Mario Annarella dovrà fare lo stesso e contribuire con 24.586 euro. Assolto, invece, l’ex sindaco Gianfranco Pinotti, in carica dal 1995 al 1999. Questo è quanto stabilito dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale regionale) che ha condannato l’ex primo cittadino Papi e il dipendente comunale per danno erariale anche se, leggendo in modo approfondito le carte, risulta che i due condannati siano responsabili solo del 10% del danno erariale, che in totale ammonterebbe a 819mila euro. Il resto, ovvero il 90%, è addebitabile invece ad altri responsabili, le cui posizioni furono stralciate in fase istruttoria dal sostituto procuratore.
La vicenda risale più o meno a 30 anni fa ed è legata ad un esproprio, nei primi anni’80, di alcuni terreni di proprietà della società romana Tecnema da parte del Comune, anni dopo ceduti alla Cooper Isola d’Elba per la realizzazione di alloggi di edilizia popolare.
La società ritenne fin da subito di non esser stata pagata abbastanza dal Comune e così decise di impugnare il caso di fronte alla Corte d’Appello di Firenze che dette ragione a Tecnema e ordinò al Comune di risarcire il privato con 181mila euro. Ma quella sentenza, del 1986, è stata ignorata per anni dall’amministrazione comunale (che non inserì neanche la voce a bilancio), tanto che la cifra da rimborsare- con il passare degli anni - è gonfiata fino a quando - tra il 1999 e il 2001 il Comune di Porto Azzurro liquidò, in sette rate, ben 991mila euro alla Tecnema che, uniti alle spese legali, superarono di poco 1 milione di euro. Ma anche questo non bastò per far calare il sipario sulla vicenda, dal momento che il sindaco Luciano Carmignani (in carica dal 1999), una volta tirati fuori dai cassetti i vecchi documenti segnalò il caso alla Corte dei Conti che aprì il procedimento per danno erariale. Il collegio giudicante della Corte dei Conti emanò una prima sentenza nel 2004, assolvendo Pinotti e optando per la prescrizione a favore di Papi e Annarella. Ma sulla sentenza ha fatto ricorso la Procura tanto che, nel 2010, il pronunciamento in primo grado è stato ribaltato e, di conseguenza, il processo è ripartito da zero.
La sentenza emessa il 15 giugno dalla Corte dei Conti mette a fuoco un danno erariale di 819.564 euro, ovvero la differenza tra il milione che il Comune ha rimborsato a Tecnema in seguito «all’inerzia colpevole dei suoi amministratori», si legge nel testo, e i 181mila euro, ovvero il giusto prezzo per l’esproprio dei terreni. In particolare il collegio giudicante della Corte dei Conti ha dichiarato inammissibile l’atto di riassunzione nei confronti di Gianfranco Pinotti, che già in primo grado era stato assolto. Al contrario l’ex sindaco Papi, in carica dal 1985 al 1993, è stato giudicato colpevole dalla Corte in quanto avrebbe avuto «un ruolo rilevante nella vicenda – si legge nella sentenza – il sindaco era a conoscenza della sentenza di condanna già dal luglio del 1987 e avrebbe tenuto comportamenti gravemente omissivi, rivelatisi dannosi per l’ente in particolare. Altro responsabile del danno erariale è, secondo la Corte, il dirigente dell’ufficio ragioneria del Comune Mario Annarella che, secondo quanto scritto nella sentenza, «avrebbe contribuito con la sua opera e con il suo sostanziale silenzio, alla mancata evidenziazione in bilancio del debito».
Occorre precisare che, tuttavia, il danno procurato al Comune non può, secondo la Corte, essere addebitato interamente ai due condannati che, in effetti, dovranno risarcire solo una minima parte degli 819mila euro. Dall’importo complessivo, infatti, il collegio giudicante ha detratto il 20% (circa 163mila euro) addebitato a Pinotti, nonostante l’assoluzione in primo grado. Ma non è tutto. La maggior parte della somma è stata addebitata ad altri responsabili che la Procura non ha citato in giudizio, chiedendo lo stralcio delle rispettive posizioni in fase istruttoria. Tra questi l’allora segretario generale Giambattista Fratini, ritenuto responsabile per una quota del 25% (204mila euro), il dirigente dell’ufficio tecnico Roberto Rabilli, con un altro 25%, e infine la giunta comunale per una quota parte del 20%, pari a 163mila euro. Di conseguenza Papi e Annarella, gli unici a dover pagare, dovranno risarcire 81.956 euro, solo il 10% del totale, attribuiti per il 7% a Papi (57.369 euro) e per il restante 3% ad Annarella (24.586mila).
«Sono felice che questa vicenda infinita sia giunta al termine – commenta Maurizio Papi – la mia lettura della sentenza? Io e Annarella siamo colpevoli solo per il 10% di quanto accaduto, eppure siamo gli unici a pagare. Dal punto di vista morale la sentenza ha un significato diverso e riconosce il 90% delle colpe ad altri, che non sono stati condannati. Comunque non farò ricorso e pagherò per la mia parte di responsabilità».
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