Il Tirreno

Crisi Magona, ora è allarme chiusura

di Cristiano Lozito
Crisi Magona, ora è allarme chiusura

Oggi incontro azienda-sindacati. Anselmi conferma la gravità della situazione: «Urgente un cambio della proprietà»

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. E’ allarme rosso per la Magona, dove oggi i vertici aziendali incontrano i sindacati: il quadro fosco che si sta delineando, legato alla crisi e al progressivo disimpegno della Mittal, è già stato anticipato ieri mattina nelle assemblee della Fiom, anche se il sindacato non ha voluto fare commenti, in attesa del vertice di oggi.

Nella sostanza il rischio paventato è quello che la fermata dello stabilimento di agosto non abbia un termine prefissato, configurandosi come qualcosa di simile a una chiusura di fatto.

L’alternativa – in una fabbrica che ha perso 200 dipendenti in tre anni e ha un organico ormai ridotto a 550 lavoratori, di cui 270 impegnati nei contratti di solidarietà per salvare 46 posti considerati in esubero – è quella della cessione dello stabilimento. Opzione ovviamente difficile da realizzare considerando la situazione generale del mercato.

Il sindaco Gianni Anselmi conferma la gravità del momento: «Sto seguendo la situazione con la massima attenzione – spiega – Confermo quello che sostengo da tempo, e cioè che è opportuno che lo stabilimento passi di mano. Solo che ora la questione è diventata di massima urgenza. Sul caso Magona ho attivato il governo, al momento posso dire solo che stiamo operando col massimo impegno nell’interesse dei lavoratori».

In una situazione di mercato già particolarmente pesante, il problema è legato alle strategie di Mittal, che negli ultimi mesi ha già fermato diversi impianti e che su quello di Piombino dimostra da tempo di non credere più. E che secondo alcuni osservatori medita di lasciare l’Europa preferendo operare in Sud America, India e Cina.

In questa fase continuano a pesare sul mercato la sovraproduzione rispetto alla domanda che ha fatto crollare i prezzi in Europa, e per la Magona in particolare le difficoltà di approvvigionamento dei coils grezzi dallo stabilimento Mittal di Fos sur Mer.

Del resto ormai da mesi la fabbrica piombinese viaggia a singhiozzo, tra fermate più o meno lunghe degli impianti, cassa integrazione, contratti di solidarietà, turni ridotti e conseguenti bassi volumi produttivi. La quota assegnata da Mittal per la Magona per giugno e luglio è di 27mila tonnellate al mese, decisamente al di sotto delle sue potenzialità produttive.

Dopo un lungo periodo di difficoltà e di scelte tampone si attendeva una decisione chiara sul futuro, in un senso o nell’altro, da parte della proprietà. Che già oggi potrebbe essere comunicata ai sindacati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa