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«La tassa di soggiorno serve soltanto a fare cassa»
«La tassa di soggiorno più che un sostegno allo sviluppo turistico, si sta sempre più rivelando ciò per cui abbiamo detto da subito un no deciso, e cioè una imposta che va a ripianare altri
PIOMBINO. «La tassa di soggiorno più che un sostegno allo sviluppo turistico, si sta sempre più rivelando ciò per cui abbiamo detto da subito un no deciso, e cioè una imposta che va a ripianare altri problemi di bilancio, che serve solo a fare cassa e soprattutto, nel Comune di Piombino, interrompe una esperienza che, se pur ultimamente con limiti, ha rappresentato una risposta alternativa nella difficile situazione economica della Val di Cornia: la società parchi».
Il giudizio è del circolo Cento passi di Sel, secondo il quale la scelta di imporre da subito la tassa di soggiorno, «ha messo a nudo da un lato l’inconsistenza delle motivazioni addotte dai Comuni, dall’altra l’incapacità di indicare una politica coerente e unitaria della Val di Cornia».
E’ opinione di Sel che da tempo la zona viva una drammatica crisi di rappresentanza dei cittadini. «Le scelte pubbliche, - afferma - troppo spesso fuoriescono dal circuito di un democratico processo di formazione delle decisioni e così è stato anche per la tassa di soggiorno. Si ha l’impressione di ascoltare un ritornello vecchio: “Fateci lavorare, ci pensiamo noi a risolvere i problemi”. Così non è, perché non solo non sta andando bene niente, ma la situazione, come denunciano imprenditori, categorie economiche e lavoratori sta diventando grave».
Sel parla di sordità e miopia della classe dirigente.
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