Sicurezza
Crollo nella palazzina, si cercano i responsabili
Inchiesta della polizia sulla società off shore proprietaria dell’immobile Intanto gli sfollati sistemati dal Comune in piccole stanzine all’ex Carsal
PIOMBINO. Sei famiglie, venticinque persone tra i quali diversi bambini, stipati in piccolissime stanze ricavate nei locali dell’ex Carsal in via Gori e messi a disposizione dal Comune. Le brandine sono appiccicate l’una all’altra. Pareti divisorie sottilissime che arrivano solo a mezzo metro dal soffitto, lasciando alla percezione comune anche il minimo respiro. In comune anche servizi igienici e la cucina, che però non è stata ancora utilizzata: il pranzo è arrivato dall’esterno. Non è il massimo della sistemazione, ma sempre meglio che dormire all’aperto.
È il terzo giorno di vita all’insegna dell’emergenza per gli inquilini della palazzina di via della Repubblica dopo il crollo del pavimento che ha provocato il ferimento di Ahamed Sahnoun, operaio 56enne, che viveva al secondo piano con la moglie e suoi tre figli. Ha sei costole rotte, un taglio in testa ed escoriazioni al volto, ma dovrebbe cavarsela con qualche settimana di riposo.
Intanto, dopo il sopralluogo di venerdì pomeriggio che ha portato alla dichiarazione di inagibilità del palazzo, proseguono gli accertamenti della polizia. Il secondo e il primo piano dell’edificio sono stati trovati davvero in pessimo stato. Eppure gli allarmi c’erano, lanciati a più riprese dagli inquilini. Come quello di poco più di un anno fa, che provocò un’ispezione dei tecnici comunali cui seguì l’ordine di chiusura della sala dell’appartamento abitato da una famiglia senegalese. Unico provvedimento della proprietà l’installazione di alcuni puntelli.
Sono anni che in quell’edifico non viene fatta manutenzione. Unico intervento, la messa in sicurezza della facciata che dà su via della Repubblica, sotto il pungolo di un’ingiunzione. Sul retro da tempo sta arrugginendo un’impalcatura che doveva servire per la demolizione dei terrazzi, già mezzi crollati e impraticabili.
Molte cose lasciano perplessi in questa storia. Gli inquilini dicono di avere un regolare contratto d’affitto che pagano al procuratore della società off shore, la Katerim Anstalt, proprietaria dell’immobile. Una società con sede a Vaduz amministrata da uno svizzero. Ma chi c’è realmente dietro a questa scatola cinese? Chi si è assunto la responsabilità di infilare 31 persone in un palazzo che tutti sapevano pericolante? Risposte che si attendono dalla inchiesta aperta dalle autorità, che potrebbe riservare qualche sorpresa. (g.p.)
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