Il Tirreno

«Il fondale stavolta si è salvato, ma non sarà sempre così»

«Il fondale stavolta si è salvato, ma non sarà sempre così»

Sopralluogo di Greenpeace a Sant’Andrea, dove il primo giugno si è incagliato il mercantile Mersa 2 Ancora visibili le conseguenze, per fortuna lievi: scogli frantumati, rottami metallici e tracce di vernici

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ANDREA. «Il fondale marino non ha riportato danni gravi, ma non andrà sempre in questo modo». Greenpeace usa poche, chiare, parole per spiegare il ruolo fondamentale che la fortuna ha giocato nell’incidente marittimo del Mersa 2, andato ad incagliarsi contro gli scogli tra la punta di Sant’Andrea e Zanca lo scorso 1 giugno. La prua del mercantile con a bordo l’equipaggio composto da tredici marittimi di nazionalità turca si è arenata sul basso fondale di Cote Piane: si è sfiorato il disastro ambientale, ma per fortuna i danni sono stati contenuti. A confermarlo è la stessa Greenpeace che, dopo alcuni giorni dall’episodio, è tornata sul luogo dell’incidente per toccare con mano cosa è accaduto al fondale interessato dalla traiettoria folle del cargo. «Ad una prima ricognizione con il gommone – riporta Greenpeace nel suo dossier – non erano evidenti impatti “meccanici” sulla linea di costa. La successiva esplorazione subacquea ha permesso di escludere che la nave abbia toccato la linea di costa. Il Mersa 2 ha infatti colpito uno o più scogli che si sono in parte sbriciolati, spostati o ribaltati. Tutto ciò ha fortunatamente frenato la corsa del mercantile».

I danni sulla vegetazione subacquea rilevati da Greenpeace sono per fortuna lievi, in alcuni tratti sono ancora visibili residui di vernice e rottami metallici pesanti quattro chili. «Le tracce dell’incidente non dureranno a lungo – spiegano dall’associazione ambientalista – ma questi episodi devono essere evitati. Appare evidente che l’equipaggio non avesse le competenze sufficienti a garantire la sicurezza della navigazione, come mai è partito indisturbato da Marina di Carrara? Negli anni ’80, da Marina di Carrara, partivano navi come la Akbay-1, nota per aver portato in Turchia parte dei 364 fusti di materiali tossici rinvenuti lungo le coste del Mar Nero nel 1988. Greenpeace chiede con forza alle Regioni di mantenere le promesse e convocare al più presto il tavolo tecnico per la tutela del Santuario dei Cetacei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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