Sicurezza
Il degrado è la causa del crollo nel palazzo
L’edifico dichiarato inagibile. Inquilini costretti a vivere nel pericolo Oltre un anno fa un’ingiunzione del Comune, ma nessuna manutenzione
PIOMBINO. I familiari alle 22,55 hanno udito un tonfo cupo e sono accorsi nella cucina dove Ahmed Sahnoun, 56anni, aveva appena finito di mangiare dopo essere rientrato dal suo lavoro in fabbrica. Al suo posto un buco nel pavimento. Ahmed era semisepolto tra i calcinacci, precipitato al primo piano dell’edificio, dopo un volo di almeno 5 metri. Lo hanno liberato qualche minuti dopo i vigili del fuoco. Poi la corsa in ambulanza all’ospedale Villamarina. L’uomo riusciva a parlare, ma aveva dolori dappertutto, sei costole fratturate ed escoriazioni al volto, per fortuna nessuna lesione interna.
Otto famiglie, 31 persone, tra cui donne e diversi bambini, sono stati immediatamente fatti allontanare dai loro appartamenti. Tutti radunati davanti al grande cancello d’ingresso della palazzina a due piani e un piano terra rialzato, al numero 88 di via della Repubblica. Un edificio costruito nei primi anni del Novecento che conserva ancora la sua dignità architettonica, ma ormai abbandonato al degrado.
Occhi smarriti, volti contratti per la paura, tagliati dalle luci blu dei lampeggianti dei vigili del fuoco, della polizia e dei carabinieri. Ragazzini insonnoliti seduti sul marciapiede, rassicurati dalle madri che si fanno così un po’ di coraggio.
Qualcuno vorrebbe andare a riprendere gli oggetti personali lasciati negli appartamenti, ma la polizia non consente più a nessun di rientrare. Su e giù per le scale i vigili del fuoco. Cercano di rendersi conto delle condizioni dell’edifico. Perlustrano ogni angolo e portano via anche qualche bombola del gas che potrebbe diventare pericolosa.
I racconti s’incrociano concitati. Sul marciapiedi anche la moglie e i tre giovani figli di Ahmed, due maschi e una femmina. Con la sola eccezione di una famiglia senegalese, il secondo piano della palazzina era occupato da famiglie magrebine. La situazione di pericolosità dell’edificio era già stata segnalata agli uffici comunali che avevano anche fatto delle ingiunzioni ai rappresentanti della proprietà.
Poco più di un anno fa era stata la famiglia senegalese a chiedere un sopralluogo. I risultato fu l’ordine di chiudere la sala dell’appartamento dove non sono più potuti entrare. Sotto, al primo piano, interamente disabitato, i vigili del fuoco hanno trovato i puntelli che ancora sorreggono il soffitto sotto quel salotto, senza che sia stato fatto altro, anche se sui pavimenti sono abbandonati decine di tubi Innocenti.
Dai vigili del fuoco e dagli agenti di polizia arrivano le prime frammentarie notizie sulle condizioni degli appartamenti al secondo piano. Il pericolo di crollo è esteso e un poliziotto mette i sigilli al portone d’ingresso del palazzo.
Tra quella gente radunata là sotto, alla paura si sostituisce, col passare dei minuti, la preoccupazione: «Cosa sarà delle nostre cose? Dove andremo a dormire stanotte?». Ci sono bambini di ogni età qualcuno ancora in carrozzina.
Alla fine, ormai a notte inoltrata, dal Comune arriva la decisione di aprire le porte della palestra pugilistica di via Giordano Bruno. Avranno certo dormito poco, ma la prima notte è passata.
Si sono di nuovo ritrovati tutti davanti al numero 88 di via della Repubblica ieri pomeriggio per attendere l’esito del sopralluogo dei tecnici del Comune (l’architetto Raffaele Piras e il geometra Nedo Pescucci), del vicequestore Alberto Tricoli e dei periti nominati dall’amministratrice del condominio, la dottoressa Valentina Viegi. E c’era anche il procuratore delle proprietà, il dottor Nilo Benedetti. Agli inquilino non è stato invece permesso di entrare e hanno atteso nel cortile retrostante. Da lì si vedono terrazzi mezzi franati, sui quali si continua comunque a tendere i panni ad asciugare. Sul lato destro, nel retro dell’edifico, c’è anche un’impalcatura in tubi Innocenti che sarebbe dovuta servire per i lavori di manutenzione. Ma è lì da anni, senza che nessuno dei lavori sia andato avanti.
C’è anche un pozzo profondo nel cortile, una parte coperta da una pesante lastra d’acciaio, ma per un’altra buona parte protetta con semplici reti da letto. È lì probabilmente che giocavo quei bambini ora spaventati. Tra pericoli di ogni genere, calcinacci, e vecchi mobili abbandonati, sotto i quali si annidano i ratti.
Alla fine il primo e il secondo piano dell’edificio vengono dichiarati inagibili. Agli evacuati è stata trovata una nuova sistemazione all’ex Carsal.
Ma chi è il proprietario di quella palazzina. Tutti gli inquilini lo riconoscono nella persona dell’ingegner Edoardo Guadagnini, che abita che abita in un edificio sul retro, dove è stata costruita pure una piccola piscina. Ma legalmente l’immobile appartiene alla Katerim Anstalt, una società con sede nel Liechtenstein. L’amministratore è uno svizzero, Emilio Martinenghi. Un palazzo in cui non accetterebbe di vivere nessun italiano, riempito di extracomunitari, che pagano dalla 250 alle 350 euro al mese. Una strana vicenda, che stavolta non si svolge in un sobborgo di una grande città, ma in centro a Piombino.
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