“Ricordi del bosco” il teatro sociale va oltre la scena
PIOMBINO. Maschere di cartapesta e guanti a simulare la forma dei rami. Il ricordo come motore di un viaggio e il movimento discontinuo e incessante degli alberi. Parole e sguardi, interpretazione...
PIOMBINO. Maschere di cartapesta e guanti a simulare la forma dei rami. Il ricordo come motore di un viaggio e il movimento discontinuo e incessante degli alberi. Parole e sguardi, interpretazione intima e lavoro manuale per dare vita alla performance.
Il teatro è l’arte espressiva più intima e allo stesso di maggior corrispondenza con l’esterno. Spesso il valore artistico è marginale rispetto all’importanza privata di una forma comunicativa che chiama in causa sentimenti ed emozioni. “Ricordi del bosco” è l’esatta espressione di un teatro sociale che va oltre il risultato esteriore, affidando il proprio senso più ricco alla forza emotiva di un percorso lungo e complesso.
“Ricordi del bosco” è una breve interpretazione teatrale realizzata dai ragazzi (giovani o meno) di Spazio H, che avrà luogo venerdì (intorno alle 17,30) nell’ambito della festa di fine stagione nella sede dell’associazione, al giardino comunale di via Veneto 15.
Dalle 15,30, pane e pomodoro, bomboloni e zonzelle, preparati da Auser Festeggiamenti Piombinesi, allieteranno il palato di chi vorrà partecipare all’iniziativa, patrocinata dal Comune di Piombino. E poi c’è “Ricordi del bosco”, appuntamento creato dall’idea dell’artista e attore Daniele Gargano, e sviluppato nell’arco di alcuni mesi. «È stato un lavoro a livelli – spiega Gargano – Ho dovuto conoscerli, capire le loro potenzialità, sia recitative che manuali, utili nella preparazione dello spettacolo. Lo sfondo è il bosco, e si sa, nel bosco accadono cose magiche. Ecco allora che il coro di attori si muove in modo diverso, senza magari un ordine preciso, e va benissimo così». I ragazzi, aiutati dai volontari e dall’ottimo lavoro delle sarte, hanno costruito con le proprie mani il materiale della performance: costumi, maschere e quinte sceniche, per un percorso catturato dal reportage fotografico di Patrick Donati. «È stato un processo positivo per me – riprende Gargano – All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato, in un ambiente per me sconosciuto, ma alla fine è stata un’esperienza bellissima, che mi ha dato tanto. Sicuramente ho ricevuto più io dai ragazzi, di quanto io abbia dato a loro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
