Attenzione
Augé: «La democrazia è ancora da conquistare»
Tanta gente al Castello per la lectio magistralis dell’antropologo francese che ha parlato di città-mondo, pianeta urbano e nuove frontiere mentali
PIOMBINO. «La crisi ci ha rubato il futuro, lo ha letteralmente seppellito. Tocca a noi riprenderlo». Inizia con queste parole la lezione magistrale dell’antropologo francese Marc Augé, introdotto da Anna Loretoni della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Tante le persone che si sono riunite nella sala del Castello per ascoltare lo studioso transalpino, ospite del festival Quanto Basta.
Augé ha affrontato le dinamiche moderne dello spazio urbano in relazione alla globalizzazione, individuandone limiti e possibili soluzioni, ad oggi potenzialmente in essere, eppure ancora lontano da una percezione concreta. “L’ideale utopico” lo definisce l’antropologo, contro una realtà contemporanea della “surmodernità”, condizionata dall’estensione simultanea di una triplice dimensione: temporale, spaziale e individuale.
Il tutto per uno stile di vita che chiama in causa paradossalmente l’aumento della distanza tra le persone. Di fronte a una forte opposizione tra architettura e città, la globalizzazione, nell’ambito di uno sviluppo attuale di comunicazione, tecnologia e mercato, assistiamo a una graduale frammentazione planetaria. Augé parla di “città-mondo”, intendendo il mondo al pari di un’immensa città dove i settori della società non sono altro che dei frammenti, in una sorta di sintesi dello stesso globo. In una realtà profondamente discontinua per lo studioso francese andrebbe ripensato in toto il concetto di frontiera, da considerare non come sbarramento, ma quale passaggio e possibilità per raggiungere altri luoghi e individui.
Per Augé a oggi le barriere sono sostanzialmente mentali (linguistiche, politiche e culturali): «Le frontiere non si cancellano ma si ridisegnano – spiega l’antropologo – Viviamo in un mondo nel quale la democrazia è uno stato di essere ancora da conquistare. Oggi viviamo un decentramento delle abitazioni che richiama pure un decentramento dell’individuo; quel che dovremmo fare è una seria riflessione, urbanistica, architettonica e antropologica, secondo un ideale abitativo allo stesso tempo aperto verso l’esterno e intimo». Rintracciare i confini e riallacciare i legami. Questo l’invito di Augé, ridando la parola al paesaggio, nel quale possano convivere stili ed epoche diverse, per arrivare al globale “pianeta urbano”. «Il futuro dipenderà dalla nostra capacità di sorpassare le differenze tra il ricco e il povero, il sapiente e l’ignorante – conclude lo studioso – Una capacità che è sostanzialmente mentale, e che chiama in causa intelligenza, volontà, immaginazione».
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