Il Tirreno

Rivoluzione rifiuti A fine anno Esa entra in “Retiambiente”

di Luca Centini
Rivoluzione rifiuti A fine anno Esa entra in “Retiambiente”

La società si prepara a conferire gli assets al gestore unico Il presidente Pisani: «Lasceremo un servizio di qualità»

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PORTOFERRAIO. Da Esa a Retiambiente. Il passaggio di testimone, un’autentica rivoluzione nella gestione dei rifiuti sul territorio elbano, è annunciato per la fine del 2012, sebbene un leggero slittamento dei tempi, pur nella stringente tabella di marcia delle Regione e di Ato, sia preventivabile. Sarà comunque una questione di mesi e la società elbana, alla stregua delle altre aziende che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti nelle Province di Massa Carrara, Pisa, Lucca e Livorno, conferirà le proprie quote societarie e i suoi assets al nuovo gestore unico. «L’obiettivo dell’attuale Cda di Esa – specifica il presidente della società Idilio Pisani – consiste proprio nel traghettare l’Elba verso questa nuova condizione. Per questo siamo impegnati in questi mesi nell’adeguare i servizi compiuti da Esa agli standard toscani, sul livello delle altre società che entreranno in Retiambiente». A breve, insomma, la gestione dei rifiuti, da sempre un tallone di Achille per l’isola a causa dei costi dovuti al trasporto e all’incidenza sulle bollette dell’ecotassa, entrerà a far parte di un sistema integrato. Lo stesso sistema che, nel giro di qualche anno, dovrebbe aprire le porte ad una tariffa unica sui rifiuti in tutta l’Autorità d’ambito. Una prospettiva che non può non essere allettante per l’Elba.

Il percorso. L’Ato ha registrato le manifestazioni di interesse, pervenute sia da società nazionali che straniere, per l’ingresso con una quota del 40% del partner privato nell’orbita del nuovo gestore. In parallelo vanno avanti le procedure per il conferimento delle società in Retiambiente. Procedure che proseguono anche all’Elba: i Comuni hanno costituito Retiambiente e si sono impegnati a conferire la società con i suoi assets. In estate, con un’assemblea straordinaria, Esa procederà ad un aumento di capitale e, di conseguenza, all’acquisizione dai Comuni dei terreni che ospitano l’impianto del Buraccio, ripartendo così le quote societarie in modo più equilibrato tra i vari comuni. A breve Ato procederà inoltre a monitorare lo stato dei servizi di Asa e delle altre aziende, e perizierà in modo puntuale gli impianti e le attività che saranno conferite.

A che punto sta Esa. «Stiamo lavorando per mettere nelle mani di Retiambiente un servizio qualificato». Il presidente di Esa, Idilio Pisani, descrive in questo modo le attività della società, in procinto di essere assorbita dal gestore unico.

Con il recente revamping dell’impianto del Buraccio Esa è in grado di trattare in loco il 100% del materiale raccolto, separando adeguatamente il secco dall’umido. Il rifiuto solido viene trattato, raffinato e vagliato, per poi essere trasformato in Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), inviato all’impianto di Scarlino o, in alternativa, ai cementifici. Il processo di lavorazione dell’umido da separazione meccanica, circa il 50% del materiale raccolto, avviene in parallelo, con il trattamento e il compostaggio, da cui si ricava Fos, utilizzato prevalentemente per la copertura delle discariche urbane e, quindi, inviato a Rosignano e a breve, probabilmente, alla discarica di Piombino.

Compost di qualità. Esa sta mettendo in campo per l’impianto di Buraccio una serie di accorgimenti migliorativi, con l’obiettivo di chiudere la filiera della gestione dei rifiuti, riducendo così i costi ambientali per tutto il territorio. Uno di questi consiste nella messa a disposizione di tre dei dieci corridoi di ossidazione, dove lo stock di rifiuto viene ossigenato e trasformato in Fos, per un compostaggio di qualità, ottenuto con la miscelazione del secco (ramaglie cippate) con l’organico di qualità (gli scarti dell’ortofrutta prelevati dalla grande distribuzione, e scarti di cucina da ristoranti, alberghi e campeggi). «Attraverso un utilizzo integrato dei tre corridoi – spiega Pisani – realizziamo un prodotto che saremo in grado di mettere a disposizione per uso agricolo e manutenzioni del verde. Tre celle sono sufficienti per tutta la stagione estiva».

Esa sta inoltre valutando per il futuro la possibilità di utilizzare - al posto delle ramaglie e comunque in percentuali non superiori al 20% - la posidonia, contribuendo così a risolvere l’annoso problema dello spiaggiamento delle alghe. E, per rimpiazzare l’organico, Esa potrebbe utilizzare fanghi da depurazione civile. «Una cosa è certa – spiega Pisani – l’Elba non è più l’ultima ruota del carro dal punto di vista degli impianti del trattamento dei rifiuti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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