Finanza
Consiglio interrotto da un esponente del Pd
Presente tra il pubblico, l’ex assessore Ivano Giannini prende la parola Gestaccio al consigliere Catino, che per protesta abbandona l’aula
PIOMBINO. È mancato davvero poco perché tutto finisse in rissa. Ma il patatrac, comunque, si è consumato, così come la grave offesa ad un luogo istituzionale per la quale la maggioranza e il sindaco non hanno preso provvedimenti. Il consiglio comunale di venerdì scorso stava volgendo al termine. In prima fila tra il pubblico chiede il microfono per poter parlare Ivano Giannini, padre dell’attuale consigliere di maggioranza Elisa, ex assessore della giunta Roventini negli anni Novanta e attuale punto fermo del Pd sanvincenzino. Il microfono non gli arriva, e il consigliere di minoranza della lista “San Vincenzo per tutti”, Giovanni Catino, invita Giannini al silenzio. Ma questi parla lo stesso, anche senza microfono, prima protestando per un intervento di Nicola Bertini del Forum, poi facendo un gestaccio con la mano al consigliere Catino.
Nessuno della maggioranza dice niente, e lo sproloquio prosegue. Allora Catino abbandona l’aula protestando vivamente. Lo sconcerto è forte, e viene esternato - ma fuori dal consiglio, come sempre accade - anche da alcuni consiglieri di maggioranza.
Il sindaco Michele Biagi non solo non ha invitato Giannini ad abbandonare la sala, ma non ha neppure invitato Catino a rimanere. L’anno scorso, per una frase ironica detta dal consigliere di minoranza Morandini, il sindaco minacciò addirittura di chiamare le forze dell’ordine.
«Il consiglio comunale non è la sede di un partito – dice Catino – i cittadini possono assistere, ma sono obbligati dalla legge ad ascoltare in silenzio senza poter intervenire. Nel caso increscioso accaduto venerdì, non sono stati presi seri e giusti provvedimenti. Non solo si è intervenuti dal pubblico, ma lo si è fatto in modo maleducato, prepotente ed intimidatorio contro i consiglieri di minoranza. Mi sarei aspettato un intervento energico e deciso per fargli abbandonare l’aula, ma purtroppo non è accaduto niente. È per questo – prosegue – che ho deciso io di abbandonarla. È inammissibile trasformare il fulcro della democrazia e del confronto nella sede di un partito, dove la prepotenza e la sovranità regnano incontrastati. Mi auguro che il sindaco, i consiglieri di maggioranza e gli assessori prendano le distanze dal proprio elettore e colonna portante del Pd locale. Se ciò non accadesse – conclude Catino – si darebbe un pessimo messaggio ai cittadini e soprattutto ai giovani che intendono avvicinarsi al mondo politico locale».
Quanto accaduto venerdì è stato imbarazzante anche per alcuni consiglieri di maggioranza, che tuttavia, nella sede istituzionale, non sono intervenuti. La mattina stessa, durante il consiglio e trattando di altro argomento, il sindaco Biagi ha parlato di “sacralità” del consiglio comunale. Per Biagi, però, non vi sarebbe stato niente di grave. «Giannini – dice il sindaco – avrà detto sì e no una parola, niente di più. Non mi sembrava il caso di intervenire. Tutto si è risolto al meglio, dopo un consiglio di oltre sette ore di durata».
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