Sicurezza
Arte in lutto per la morte di Cavallini
PIOMBINO. Sembra di vedere uno dei suoi quadri: una sedia vuota, un cappello e una giacca, tracce di qualcuno che è appena passato. Invece stavolta ad andarsene è stato lui, Furio Cavallini. Ha...
PIOMBINO. Sembra di vedere uno dei suoi quadri: una sedia vuota, un cappello e una giacca, tracce di qualcuno che è appena passato. Invece stavolta ad andarsene è stato lui, Furio Cavallini. Ha lasciato ieri mattina la sua casa di Cecina in punta di piedi dopo alcuni anni di malattia «così Giovanni (il figlio, direttore della fotografia, che sarà impegnato all'estero per alcuni mesi, ndr) può partire tranquillo» ha detto alla moglie Deanna. Un mese fa ha partecipato entusiasta alla festa "Ale's day" al Tinì, per il nipote scomparso troppo presto. Ma per il resto era abituato a vivere con umiltà e discrezione. Anarchico e appassionato, ha dedicato la vita alla pittura, elaborando uno stile personale intenso, temprato nelle correnti storiche dell'espressionismo, tra le inquietudini del Novecento. Nato a Piombino nel 1929, trascorse l'adolescenza con il padre tagliaboschi tra Cecina e Riparbella, e dopo la guerra si trasferì a Firenze, dove tenne la sua prima personale nel 1952. Nel 1957 ricevette il premio "Editori e Stampatori", andando poi a vivere a Milano. Qui frequentò Luciano Bianciardi e la sua cerchia di amici e intellettuali. Affinò lo stile nella pittura d'interni, svolgendo ogni mestiere prima di diventare insegnante di disegno al liceo di Busto Arsizio. All'Accademia di Brera nel 1979 realizzò la mostra "Immagini del quotidiano" e nel 1984 un'antologica di trent'anni di disegni (1953-1983) curata da Mario De Micheli. Domani alle 14 verrà trasferita per la cremazione a Livorno. Le offerte vanno a favore dell'associazione "Sui passi di Ale".
Federica Lessi
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