Sicurezza
Magona, 4 giorni di stop Turni ridotti alla ripresa
Crollo dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento di coils grezzi da Fos A giugno e luglio la produzione scenderà a 27mila tonnellate al mese
PIOMBINO. La Magona ancora sott’affanno. Ieri lo stabilimento si è fermato e la produzione riprenderà solo martedì prossimo con la sola zincatura 4 in funzione e il reparto verniciatura a 15 turni settimanali. Ridotti a 18 anche i turni al laminatoio. Solo a fine mese è eventualmente prevista la rimessa in marcia della zincatura 5.
La quota assegnata da Arcelor Mittal allo stabilimento piombinese per il mese di giugno è infatti di 27 mila tonnellate e lo stesso trend è previsto le luglio, mentre ad agosto sarà effettuata l’ormai consueta fermata estiva di tutti gli impianti. «Una situazione – spiega Claudio Valacchi, coordinatore delle Rsu Fiom – dovuta a due fattori principali. Il primo è sicuramente la sovraproduzione che ha provocato un crollo dei prezzi in Europa, il secondo è legato alle difficoltà di approvvigionamento dei coils grezzi dallo stabilimento di Fos sur Mer».
Di fatto il “cluster”, cioè l’integrazione con lo stabilimento francese che avrebbe dovuto garantire la continuità degli approvvigionamenti a prezzi di vantaggio, non sta funzionando. «Lo stabilimento di Fos – sostiene Valacchi – ha sì riattivato il secondo altoforno, ma sta incontrando serie difficoltà sulla quantità e qualità delle produzioni. Questo a causa di un impoverimento delle professionalità derivato dai pensionamenti anticipati, ai quali, per riattivare il secondo altoforno, l’azienda ha fatto fronte con l’assunzione di 600-700 interinali.
La marcia ridotta a cui è ancora costretta la Magona, che già aveva indotto i sindacati a ricorrere ai contratti di solidarietà per evitare l’espulsione dalla fabbrica di circa 50 lavoratori considerati dall’azienda in esubero strutturale, costringerà di nuovo a fare ricorso agli ammortizzatori sociali.
Attualmente 270 lavoratori, su un organico ormai ridotto a 550, sono interessati in qualche misura ai contratti di solidarietà. Sono suddivisi in tre gruppi, con riduzioni di orario di 16, 32 e 36 ore al mese. L’azienda ha già annunciato l’intenzione di far ricorso ad un periodo di cassa integrazione che potrebbe un giorno al mese i lavoratori che hanno l’orario ridotto a 32 ore e 2 giorni per quelli che invece restano attualmente a casa 16 ore.
Per la Magona le prospettive sono dunque ancora incerte. «Mittal – sostiene Claudio Valacchi – è in fase difensiva. Non investe in siderurgia, ma preferisce semmai estendere il controllo sulle miniere che consentono di realizzare margini di guadagno assai superiore. Tra l’altro le materie prime vengono cedute agli stessi stabilimenti del gruppo a prezzi di mercato, causando una riduzione delle loro redditività. Noi riteniamo invece che sia necessario investire negli impianti per poter concorrere sul mercato con prodotti di sempre maggiore qualità».
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