Il dolore
Idrogeno dalle scorie Lucchini
Ecco il prototipo realizzato nel laboratori del Cnr-Igam di Roma e dall’Asiu per produrre energia
PIOMBINO. Negli anni Trenta, in piena autarchia, le scorie delle lavorazioni del ferro abbandonate dal Etruschi a Baratti rappresentarono una vera e propria miniera a cielo aperto per la moderna industria siderurgia, capace di sfruttare ciò che non era stato possibile oltre un paio di millenni prima. Oggi la stessa miniera è rappresentata da altre scorie, sicuramente meno ricche, che in 150 anni di siderurgia hanno disseminato sul territorio piombinese. Basta pensare a quel milione e 350mila tonnellate di rifiuti industriali abbandonati nella discarica abusiva di 35 ettari sequestrata dalla guardia di finanza nel 2007.
Si calcola che in Europa l'industria siderurgica produca 35 milioni di tonnellate all'anno, di cui 7 milioni in Italia. Piombino, con una produzione potenziale di oltre 2 milioni di tonnellate d'acciaio a pieno regime, genera 600mila tonnellate di scorie d'altoforno e 200-400 mila dagli impianti dell'acciaieria.
A come trasformare questa montagna di rifiuti in prodotto Asiu e Tap stanno lavorando ormai da un decennio e, finalmente, è in funzione ad Ischia di Crociano un impianto di trattamento delle scorie che è considerato il più grande del mondo nel suo genere.
Ma forse mai si sarebbe pensato che dalla collaborazione tra l’Asiu e il Cnr-Igam di Roma, nata per affinare la produzione del conglomix, prodotto con cui si possono realizzare pavimentazioni di strade, piazzali e banchine portuali, potesse nascere un nuovo progetto per produrre dalle scorie idrogeno, sfruttabile per produrre energia elettrica in quantità sufficiente ad alimentare l’impianto ed esportabile in rete.
Ma c’è di più. Mentre si produce idrogeno, si migliora la qualità dalle scorie da trasformare in conglomerato inerte, il processo chimico che innescato consente di catturare rilevanti quantità di anidride carbonica dall’atmosfera.
Il progetto si chiama Hysteel, ed è già protetto da un brevetto europeo registrato da Asiu e Cnr. Il prototipo sta dentro un furgoncino. Un involucro in materiale trasparente che consente di vedere bene le fasi del processo. Ad illustrare cosa avviene là dentro è il dottor Paolo Plescia, che guida l’équipe del Cnr-Igam che da un anno sta lavorando alle prove di laboratorio.
La prima fase consiste nell’immettere in un contenitore le scorie siderurgiche, opportunamente granulate e miscelate, che vengono quindi sottoposte ad un lavaggio con una soluzione acida. La soluzione viene quindi filtrata in un contenitore più in basso dove avvengono le reazioni in cui si sviluppa il gas, rinviato successivamente ad un’altra fase di lavaggio in soluzione alcalina. L’idrogeno ottenuto viene quindi inviato ad uno spettrometro che analizza la qualità e la quantità del gas ottenuto. A scopo dimostrativo è possibile accendere anche una piccola fiammella all’interno di un piccolo contenitore di vetro.
Sembra l’uovo di Colombo. In realtà va detto che da qui ad un possibile sfruttamento industriale dell’Hysteel ci sono ancora molti passi da fare. Ma torniamo a quel dato: 35 milioni di tonnellate all’anno di scorie siderurgiche, territori devastati e una vera e propria ricchezza mineraria dispersa.
«L’uso delle scorie siderurgiche come mezzo per generare energia rinnovabile – scrivono i ricercatori del Cnr-Igam e di Asiu multiutility – apre scenari economici inaspettati, soprattutto per l’enorme quantità di scorie di siderurgia presenti sul territorio di tutta Europa».
Una opportunità economica che diventa ancora più interessante se si pensa alla capacità del sistema Hysteel di catturare durante contemporaneamente nel il 40% dell’anidride carbonica prodotta durante il processo siderurgico. E anche le quote d’inquinamento da Co2 sono, con l’accordo di Kyoto, un prodotto commerciabile: si possono vendere ad acquistare.
In attesa che dal quel piccolo apparecchio di laboratorio si passi ad uno sfruttamento industriale del brevetto, il lavoro del Cnr e dell’Asiu hanno già permesso un notevole miglioramento del conglomerato ottenuto dalle scorie. La dimostrazione sono i piazzali realizzati con il conglomix nell’impianto Tap.
Ma c’è un altro possibile scenario di fronte. Lo stesso trattamento che con l’Hysteel viene fatto con le scorie siderurgiche può essere applicato alle polveri dei termovalorizzatori: basta cambiare la soluzione acida con una basica, ottenendo metalli preziosi come il gallio e prodotti lapidei raffinati che possono ben sostituire quelli ottenuti con materiali di cava.
Ci troviamo dunque di fronte alla prospettiva di costruire una vera economia ambientale, che si completa dalla prospettiva di liberare grandi aree dai rifiuti industriali, che hanno compromesso terreni e falde idriche, per riconvertibile, come nel caso del progetto dell’impianto solare termodinamico che l’Asiu sta progettando, ad un nuovo uso produttivo.
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