Sicurezza
Bassi rischi sismici, ma serve prudenza
La Val di Cornia è classificata nell’ultima fascia, le norme varate dopo la tragedia dell’Aquila garantiscono più sicurezza
PIOMBINO. La causa sono i movimenti sotterranei della crosta terrestre. Le forze e le energie che accumulano e che si sprigionano all’improvviso nella frattura del sottosuolo. Quello cioè che comunemente chiamiamo terremoto.
Le possibilità nel nostro territorio sono scarse: quella di Piombino e dintorni, affermano i geologi, è senz’altro una zona a bassa sismicità.
«Di grossi eventi in zona – specifica il geologo Angiolo Fedeli – non ce ne sono mai stati e la base storica è molto importante per aiutarci a comprendere il grado di pericolosità di un’area. I fenomeni geologici hanno dinamiche ricorrenti. Il che può portarci a escludere episodi di questo genere qui».
Ma, anche a livello istituzionale, non sembra che tutto sia rapportabile a una percentuale del 100% assoluto di sicurezza. Il primo passo, in questo senso, risale al giugno 2003. Prima di questa data, sulla base di una valutazione di fine anni Settanta, tutti i comuni di Val di Cornia e quelli dell’Elba, risultavano «non classificati» a livello sismico.
Lo divennero allora, sebbene inclusi in fascia 4, che a ogni modo indica il livello più basso di sismicità. Ovvero, quello che parte dal presupposto, come spiega il geologo Paolo Annovi «che non esistono strumenti tali da escludere completamente un evento sismico, anche se di bassissima entità».
Quale, dunque, il rischio per i nostri edifici? Quelli pubblici già esistenti, spiegano dai Comuni, sono certificati, mentre per quelli di nuova costruzione vengono applicate le nuove norme - più rigide e severe - stabilite a livello regionale nel 2009, dopo il sisma dell’Aquila.
L’avvio dei lavori del polo culturale di piazza Manzoni a Piombino, ad esempio, è stato rinviato proprio per questo motivo.
«Una prima corsa alla verifica – ricorda l’architetto Agostino Carpo – ci fu già dopo il terremoto che nel 2002 colpì il centro molisano di San Giuliano, provocando il crollo di una scuola e la morte di una trentina di bambini. Fu allora che furono emanate le prime leggi che hanno consentito anche qui degli interventi sul patrimonio già esistente. Certo, da noi il rischio è minimo, ma non bisogna dimenticare che il problema del nostro Paese è quello di un’edilizia vecchia, da rivedere soprattutto per quanto riguarda il versante storico e culturale. Tutto ciò che è nuovo, però, viene costruito in piena sicurezza».
Lo stesso vale per i capannoni delle officine, che tanto hanno fatto parlare in Emilia e che sono numerosissimi nelle nostre aree industriali. «Quelli nuovi sono sicuri – ribadisce Carpo – ma in generale ogni valutazione va fatta caso per caso. I crolli di Modena mi sembrano più legati a un difetto di ancoraggio tra struttura e copertura. A preoccuparmi semmai sono le travi delle vecchie abitazioni. Un movimento sussultorio di tipo orizzontale potrebbe provocare il martellamento dei muri. E quello potrebbe essere pericoloso. Anche se, ripeto, le probabilità sono scarsissime».
«Necessario ricordare che la percezione di quanto avvenuto in Emilia qui da noi è stata molto bassa – aggiunge l’assessore all’ambiente del comune di Piombino Marco Chiarei – Le attività di controllo partono solamente su segnalazioni, e di segnalazioni non ne abbiamo avute». La protezione civile, in ogni caso, esiste, i luoghi di ricovero ci sono, così come i punti di ritrovo per eventuali calamità, disseminati in tutta la Val di Cornia. Senza che però, a scanso di equivoci, il rischio terremoto occupi realmente i pensieri delle amministrazioni.
«Non è mai accaduto niente – dicono dagli uffici di Piombino – e le carte geologiche ci suggeriscono di non creare allarmismi o immaginare cose che non succederanno. Un piano antisismico, ad esempio, Piombino non ce l’ha».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
