Il dolore
«Un punto di ormeggio non ci può bastare»
Marina di San Giovanni contro Peria: ci aveva promesso un vero porto turistico La replica del sindaco non si fa attendere: «Intervento scorretto e offensivo»
PORTOFERRAIO. «Punto di ormeggio a San Giovanni? Forse il sindaco ha sbagliato termine». Non sono andate giù alla cooperativa Marina San Giovanni le dichiarazioni congiunte del sindaco Roberto Peria e dell’assessore regionale Marson sull’approdo turistico il cui progetto, a causa delle norme stringenti sul rischio idraulico e delle procedure di Vas, andrà incontro a delle modifiche. A San Giovanni ci sarà spazio solo per un punto di ormeggio, strutture di facile rimozione, niente dragaggi e strutture a terra impattanti. «Ad aver destato preoccupazione è la definizione utilizzata dal sindaco per la struttura ricettiva prevista per San Giovanni, che per la prima volta viene definita come punto di ormeggio – attaccano da Marina di San Giovanni – è una definizione impropria in quanto la pianificazione portuale individua un approdo turistico per 350 posti barca. Non può certo stralciarsi un’intera area in fase di risposta alle osservazioni di un piano urbanistico».
La cooperativa, da tempo interessata alla realizzazione del porto turistico, non ha digerito le modifiche progettuali, concordate tra Regione e Comune in seguito alle norme regionali sul rischio idraulico. «La definizione di punto di ormeggio vanificherebbe l’intero iter pianificatorio, richiedendo così una completa riedizione della procedura di approvazione della variante – avverte la cooperativa – un semplice punto di ormeggio poteva essere realizzato ai sensi del decreto Burlando senza sospendere il procedimento in attesa di un piano regolatore portuale lungo quasi 10 anni».
La cooperativa fatica a nascondere la delusione, cita numerosi contatti con le segreterie politiche di Pd, Sel, Isola e la Città e accusa la giunta e l’assessore Marson di aver usato due pesi e due misure con la parte progettuale legata al Cantiere Esaom. «Marson parla di portualità leggera, senza considerare cosa prevede il piano urbanistico portuale nell’area Cantieri – dicono dalla cooperativa – riteniamo che il gigantismo individuato per l’area Cantieri sia una scelta anacronistica che potrebbe creare gravi danni per l’economia nautica locale».
La sensazione è che quello di Marina di San Giovanni sia un attacco politico diretto soprattutto al sindaco che non esita a rispondere alle sollecitazioni. «È sorprendente quanto affermano – spiega – si fa riferimento a presunte pressioni del cantiere Esaom. Tutto ciò è scorretto ed offensivo. L’amministrazione è terza rispetto a qualsiasi confronto tra privati. Da sempre tutte le nostre scelte sono chiare, pubblicate on-line, verificabili e comprensibili».
Il sindaco non ci sta, dunque, ad essere tirato in ballo dalla cooperativa. «Precisiamo che in Toscana, in assenza di norme di dettaglio e piani regolatori portuali per i porti, il decreto Burlando non si applica, o meglio potrà essere applicato solo al termine di questa procedura – dice – la procedura del nuovo porto, inoltre, va avanti da tre anni e non dieci. Bene ha fatto la Marson a parlare di portualità leggera, perché tale è quella di Portoferraio. I numeri che la cooperativa cita riguardo all’edificazione della area del Cantiere e ai posti barca non so da quale piano siano tratti».
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