Gioco
Sui piatti in maiolica la tradizione d’Italia, l’arte degli allievi Ipc
PIOMBINO. Quando si è svolto in città il palio di Santa Anastasia, non sono stati in pochi coloro che hanno notato la presenza al Castello di alcuni splendidi piatti in maiolica (nella foto) dipinti...
PIOMBINO. Quando si è svolto in città il palio di Santa Anastasia, non sono stati in pochi coloro che hanno notato la presenza al Castello di alcuni splendidi piatti in maiolica (nella foto) dipinti con i motivi più suggestivi della tradizione italiana.
A realizzare questi manufatti – poi andati in premio agli arcieri vincitori – sono stati gli allievi dell’Ipc Ceccherelli, che hanno preso parte alla manifestazione attraverso il progetto «Arte come Integrazione». Non è la prima volta che questo accade, poiché è già da alcuni anni che, grazie all’impegno delle insegnanti Sandra Tognoni e Cristina Dimiziani, gli studenti normodotati e diversamente abili dell’istituto Ceccherelli vivono fianco a fianco l’esperienza del lavoro con il vetro e la ceramica. A guidarli in questo percorso sono la ceramista Deborah Ciolli e Rosanna Marcolungo, artista del vetro. «Si tratta in un progetto molto importante – spiega Ciolli - ciò che più ci colpisce è la naturalezza con cui i ragazzi diversamente abili riescono, lavorando con le mani, a liberare il mondo che hanno dentro. Non solo: questa semplicità riescono a trasmetterla anche ai ragazzi normodotati, che, esercitando la propria creatività accanto a loro, hanno la possibilità di liberarsi dagli schemi nei quali talvolta sono inquadrati». Una reazione all’omologazione, quindi, che Deborah Ciolli non nega di desiderare di espandere anche ad altre realtà.
Il progetto «Arte e integrazione», racconta ancora Ciolli, si è svolto due ore a settimana da dicembre ad aprile, coinvolgendo ragazzi di tutte le classi, dalle prime alle quinte: a permetterlo è stato il finanziamento del Comune tramite il P.I.A., attivato grazie all’impegno dell’assessore Anna Tempestini. «L’auspicio – conclude Deborah Ciolli – è che si riescano a trovare i fondi necessari per riuscire ad allargare il progetto a tutto l’anno scolastico, così da coglierne al meglio tutte le opportunità. In ogni caso il prossimo anno replicheremo senz’altro l’esperienza. Magari cambiando tecnica. E passando al raku giapponese a carbone».
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