Sicurezza
Uno staff della Provincia gestirà l’ex Unione comuni
Gruppo di lavoro coordinerà e indirizzerà nelle mansioni tutto il personale Sei dipendenti del Consorzio di Bonifica passano a quello dell’Alta Maremma
PORTOFERRAIO. Una struttura distaccata della Provincia e un gruppo di lavoro interdisciplinare incaricato di prendere le prime e urgenti misure di carattere funzionale ma, in particolar modo, di evitare il licenziamento dei dipendenti.
Un passaggio non certo di poco conto per l’Unione dei Comuni e in particolar modo per i 33 dipendenti dell’Unione dei Comuni. Chiusa la fase degli enti comprensoriali era da risolvere il problema occupazione. Proprio per gestire questa fase, la Provincia andrà a succedere nei rapporti e quindi nelle attività e nelle passività dell’Ente.
Il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà ha individuato un gruppo di lavoro che coordinerà e indirizzerà il personale che dal 21 maggio è trasferito alla Provincia ad eccezione di sei dipendenti del Consorzio di Bonifica che passano a quello dell’Alta Maremma e di tre che andranno in pensione.
La Provincia ha proceduto alla composizione di un gruppo di lavoro intersettoriale che proporrà le misure a carattere organizzativo per garantire il migliore svolgimento delle funzioni. Allo stesso tempo, però, viene stabilito che le strutture amministrative dell’Unione dei Comuni e il personale, nelle more di una più completa organizzazione dei servizi, continuino a operare «come strutture distaccate della Provincia» anche se sottoposte al coordinamento del gruppo di lavoro.
Uno staff composto da Alberto Bartalucci, Enrico Bartoletti, Luca della Santina, Paolo Teglia e Stefano Simm, individuato dal presidente della Provincia come coordinatore del gruppo.
Questo staff potrà individuare i dipendenti di cui avvalersi per lo svolgimento delle mansioni che, anche se di competenza di enti diversi, restano le stesse dell’ente comprensoriale dell’arcipelago, vale a dire, foreste, agricoltura, interventi a difesa del suolo compresa la gestione dei vari rapporti fra enti. Di certo con la chiusura dell’ente per i comuni si riscontra un attivo di 3 milioni e 700mila euro in gran parte costituiti di residui di incerta esenzione visto il tempo ormai intercorso fra la mancata riscossione del servizio idrico e il vecchio contenzioso con gli enti che sono subentrati dopo il passaggio al Cigri e poi Asa. Entrate certe la vendita degli immobili ex Cae.
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