Il Tirreno

«Vogliono portare la sanità sugli scogli»

di Luca Centini
«Vogliono portare la sanità sugli scogli»

Pronto il progetto di riorganizzazione che i comitati contano di presentare a breve alla Conferenza dei sindaci

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PORTOFERRAIO. «Se non fermiamo adesso questa sanità finirà per infrangersi sugli scogli». La dottoressa Maria Luisa Chiappa ha usato questa metafora per descrivere la situazione in cui, secondo il parere dei comitati, versa la sanità dell’Isola d’Elba.

Ieri, nella sala della Provincia di Portoferraio, i comitati elbani riuniti pro-sanità hanno dato vita ad un’assemblea aperta alla partecipazione del pubblico, nella quale si è discusso delle principali criticità del presidio ospedaliero elbano e della gestione della sanità sul territorio e in cui, per la prima volta, i responsabili del comitato hanno presentato un progetto concreto di riorganizzazione della sanità all’Isola d’Elba.

La dottoressa Maria Luisa Chiappa, in rappresentanza di tutti i comitati, ha analizzato in profondità il piano sanitario regionale, mettendo in evidenza gli aspetti positivi come il raddoppio del servizio di elisoccorso, il servizio di trasporto via mare tramite la convenzione con la Capitaneria, fino alle aperture programmate dell’hospice e ospedale di comunità. Ma, come rovescio della medaglia, sono state elencate le ripercussioni che, negli ultimi anni, la riorganizzazione dell’Asl ha comportato sull’Elba. E in questo caso la lista si fa lunga, a partire dall’assenza del servizio di anestesia e rianimazione h/24, della carenza organica in radiologia che si tenta di superare con la telerefertazione, il numero limitato di medici di pronto soccorso (solo un medico dalle 20 alle 8 in estate), fino alle criticità del reparto di ortopedia e della progressiva riduzione del personale infermieristico, nonostante l’apertura di un nuovo servizio come quello dell’ospedale di comunità. La stessa oncologia, per cui l’ex assessore Scaramuccia e l’azienda hanno garantito la pronta sostituzione del professionista uscente. «Venerdì tornerò a Portoferraio per riprendere la cura – ha raccontato Lorena – ma non so ancora chi è il medico che si occuperà di me. A chi mi dovrò rivolgere fra cinque giorni. Non c’è stato alcun affiancamento, dovrò farmi curare da un perfetto sconosciuto».

Il documento dei comitati porta con sè proposte concrete e suggerimenti che saranno presentati ai sindaci. «Cosa vogliamo fare per la sanità elbana? – ha spiegato la dottoressa Chiappa – basterebbe tornare all’organizzazione di cinque anni fa con l’aggiunta di un servizio di guardia attiva per anestesia e rianimazione. Ma per farlo occorre un cambiamento della mentalità. L’Elba non deve più essere una realtà subordinata al continente. Vogliono fare del presidio elbano solo un pronto soccorso medio riducendo il livello dei servizi. Stanno andando sugli scogli e noi cerchiamo di fermarli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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