Il Tirreno

Lucchini: a giugno il Cda, già scelto il nuovo Ceo

di Giorgio Pasquinucci

Sarà un manager con ampia esperienza in siderurgia a guidare l’azienda Obiettivi: il consolidamento e le trattative con un eventuale acquirente

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PIOMBINO. Le pressioni di questi giorni, dalle manifestazioni dei lavoratori fino alla lettera spedita dal sindaco al ministro Corrado Passera, hanno avuto i suoi effetti. Per il 6 giugno è convocata l’assemblea dei soci Lucchini per la nomina del consiglio d’amministrazione e del nuovo Chief executive officer.

La data delle nomine è stata confermata ieri in un incontro che il presidente delle Regione Enrico Rossi e il sindaco Gianni Anselmi hanno avuto con il sottosegretario al ministero allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti. Il nuovo vertice a Roma, al quale non erano presenti né l’azienda né i sindacati, è servito per fare il punto sulla situazione , che Anselmi ha definito «grave».

Le banche avrebbero già scelto il nuovo Ceo, ma sul nome per il momento viene mantenuto uno stretto riserbo. Sembra tuttavia che sia stata accolta la sollecitazione - espressa anche nella recente lettera del sindaco al ministro - ad affidare la guida del Gruppo Lucchini a un manager con consolidata esperienza in campo siderurgico. «È questa – spiega il sindaco – una condizione indispensabile per risolvere nel breve e nel medio i problemi di gestione dello stabilimento e affrontare su una posizione più salda la trattativa per la vendita».

Durante l’incontro si è parlato anche della recente visita che gli indiani della Jiandal steel & power hanno fatto agli impianti della Lucchini. Al governo è stato chiesto di seguire con particolare attenzione questa possibilità, mettendo anche in campo i canali della diplomazia economica. L’incontro si è concluso comunque con l’impegno a fare di nuovo il punto sul caso Lucchini non appena sarà nominato il nuovo Cda.

Nel frattempo i capigruppo di minoranza in consiglio comunale Luigi Coppola (Udc), Federico Pazzagli (Pdl), Torrino Checcoli (Prc), Riccardo Gelichi (gruppo misto) e Giampiero Amerini (Fli) hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale urgente sulla vicenda Lucchini invitando tutte le parti interessate ad un serio confronto, compresa una rappresentanza del governo. La situazione è ulteriormente aggravate, sostengono i capigruppo di minoranza «da una mancanza di strategia a breve termine , dovuta ad un’assenza di adeguata capacità gestionale che si ripercuote pesantemente sulla produttività. Gli impianti sono ciclicamente fermati per la carenza di risorse per poter acquistare materie prime, oltre ad altri contrattempi che mettono in evidenza l’esigenza di garantire una conduzione efficiente dello stabilimento. In particolar modo è a rischio l’altoforno, oramai vetusto ed a fine campagna, risentendo fortemente i continui stop a cui è costretto».

Le minoranze si dicono preoccupate per l’incognita su potenziali acquirenti interessati a rilanciare l’azienda con un autorevole progetto industriale ed onerosi investimenti.

«E’ netta la percezioni – sostengono – che non vi siano al momento probabili soluzioni e soprattutto che il Gruppo sia abbandonato a se stesso ed in balia degli eventi. Serve urgentemente un’adeguata governance che abbia la capacità di sostenere tutte le azioni necessarie per garantire perlomeno nell’immediato la sopravvivenza del Gruppo, in attesa che si creino condizioni di riassetto e rilancio». L’ordine del giorno preposto dalle minoranze invita inoltre a non allentare l’attenzione anche sulla Magona «che non dorme certo sonni tranquilli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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