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«Divieti di balneazione, gravi danni al turismo»
Analisi Arpat: l’associazione operatori turistici fa appello al sindaco e alla giunta perché si sistemino depurazione e scarichi ai fossi delle Rozze e del Renaione
SAN VINCENZO. L’associazione operatori turistici San Vincenzo-Val di Cornia, con un documento ufficiale rivolto al sindaco Biagi e agli assessori al turismo e ai lavori pubblici e ambiente, Massimo Nannelli ed Elisa Cecchini, protesta per il divieto di balneazione al fosso delle Rozze e allo stabilimento balneare “Il Delfino” (nei pressi del fosso del Renaione), avvenuto attraverso un’ordinanza del sindaco nei giorni scorsi a seguito dei risultati dei prelievi effettuati da Arpat.
«Considerando – spiegano gli operatori - che San Vincenzo è stato riconosciuto dalla Regione come paese turistico, ci chiediamo se questo riconoscimento sia stato sollecitato solo per poter applicare la tassa di soggiorno o se lo scopo fosse stato di più ampio respiro. Ci spieghiamo meglio: l’economia in generale non funziona, ma la nostra zona ha delle prerogative naturali (sole, mare, ambiente) che, se curate, possono essere spese bene sul mercato ed attrarre flussi turistici preziosi».
«Non ci spieghiamo – proseguono - il perché dell’articolo apparso sul Tirreno di domenica 13 maggio, dove si riportano le conclusioni dell’Arpat in merito alle analisi relative alle acque di balneazione nei pressi del Fosso delle Rozze e del Fosso del Renaione, con risultati che penalizzano tutte le strutture economiche che vivono di turismo balneare». Gli operatori chiedono all’amministrazione se i risultati negativi delle analisi nelle acque marine delle due zone derivino da scarichi abusivi o dal cattivo funzionamento del depuratore.
Secondo l’associazione, tali risultati denuncerebbero un’incapacità gestionale e di programmazione degli interventi sul territorio da parte dell’amministrazione. «Ci chiediamo – aggiungono gli operatori turistici - come possano i nostri amministratori continuare a chiedere denaro nascondendosi dietro finalità ed interventi diretti al turismo e alla bandiera blu, quando invece non si riesce a gestire nemmeno la più elementare delle esigenze: la depurazione degli scarichi e la conseguente salvaguardia della nostra economia, che tanto serve alle casse comunali».
L’associazione chiede all’amministrazione che siano accertate le responsabilità dell’accaduto e che vengano presi provvedimenti immediati per ripristinare la balneazione, «in quanto il danno è notevole – sostiene l’associazione – sia in termini economici che di immagine». L’associazione conclude chiedendo un incontro immediato con l’amministrazione comunale, affinché questa dia delle risposte circa il problema.
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