Il Tirreno

Adesso è ufficiale, l’Unione dei Comuni non esiste più

di Luca Centini
Adesso è ufficiale, l’Unione dei Comuni non esiste più

Arrivato il decreto della Regione che dà l’ok alla successione. I Comuni si faranno carico dei passivi della gestione idrica

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PORTOFERRAIO. Ora è ufficiale. L’Unione dei Comuni è estinta. O, più precisamente, lo sarà a partire da domenica prossima, la data indicata nel decreto della Regione per l’entrata in vigore del piano di successione messo a punto dal commissario straordinario Gabriele Orsini. Dopo mesi di agonia, insomma, l’ente chiuderà definitivamente i battenti lasciando una dote pesante - mai termine fu più azzeccato - a tre macro-eredi. Ovvero la Provincia, il Consorzio di bonifica Alta Maremma e i Comuni elbani che già hanno fatto sapere di non gradire affatto il “regalo” che otterranno con lo scioglimento dell’ente, avanzando dubbi sul contenuto dello stesso piano elaborato dal commissario.

Il decreto. «L’Unione dei Comuni dell’Arcipelago è estinta allo spirare del 20 maggio». La Regione, tramite un decreto datato 14 maggio, ha sancito così l’estinzione dell’ente, gestito da mesi dal commissario straordinario Gabriele Orsini. Lo stesso commissario che ha ereditato dai suoi tre predecessori una situazione complicata e in sei mesi ha redatto un piano che, in virtù della modifica normativa, ha suddiviso l’eredità dell’ente tra tre soggetti interessati. Un piano già contestato dal Comune di Portoferraio e di Campo che, nei giorni scorsi, hanno ottenuto una correzione lampo al testo del documento, relativamente ad alcune attribuzioni errate di crediti ai Comuni elbani anziché alla Provincia. La firma della Regione, tuttavia, obbliga tutti gli enti coinvolti nella successione dell’ente a rispettare il piano ma, nonostante questo, i Comuni non sembrano intenzionati a farsi carico dell’eredità. A giorni il commissario Orsini chiederà un incontro ai sindaci per chiarire i punti in sospeso del piano.

Eredità pesante. L’ente è stato sviscerato in tre anime, che corrispondono ad altrettanti eredi. Le attività legate alla bonifica saranno rilevate dal Consorzio di bonifica Alta Maremma, che assorbirà un passivo di circa 400mila euro di fatture arretrate, ma anche una cifra vicina a 1,2 milioni di euro di bollette da incassare. Il Consorzio assorbirà inoltre 6 lavoratori (5 operai più un impiegato che già hanno espresso resistenze verso un trasferimento). L’eredità si fa più pesante per la Provincia di Livorno che assorbirà il resto dei lavoratori (in tutto 25 in virtù di un recente pensionamento), e dovrà far fronte a un passivo di circa 700-800 mila euro di fatture non pagate. Altro discorso sono i passivi relativi alla tesoreria (circa 1,25 milioni) che saranno spartiti tra i tre eredi.

Il “regalino” ai Comuni. Tra i regali lasciati in dote dall’Unione quello più scomodo va ai Comuni che, secondo quanto riportato dal piano di successione, dovranno farsi carico di tutto ciò che concerne la gestione del settore idrico e i passaggi mai risolti della gestione idrica dal Consorzio acquedotti elbani fino ad Asa che non ha mai voluto pagare gli impianti ereditati dall’ex Comunità montana. Sul piatto ballerebbero cifre tra i 4 e 5 milioni. In sospeso c’è anche il lodo Cigri, con la sentenza di primo grado che assegna ai Comuni attivi di 1,35 milioni e ci sono bollette non riscosse pari a 1,2 milioni, oltre alle quote dei mutui mai riconosciute dai Comuni. La sensazione è che, nonostante il decreto regionale sia arrivato, l’estinzione dell’ente e le ricadute sui Comuni continueranno a far discutere a lungo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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