La manifestazione
Il suo impegno per la medaglia d’argento
Primo riconoscimento, per trent’anni negato, del valore della battaglia del 10 settembre ’43
PIOMBINO. Quella di Rolando è stata una vita lunga e densa, una biografia umana e politica attraverso tutte le drammatiche vicende del secolo definito “breve” ( in realtà “di ferro e di fuoco”). Cresciuto al Cotone, quartiere operaio per eccellenza, Rolando maturò una coscienza ed una consapevolezza antifascista ad un prezzo pagato sulla propria pelle: la prigionia nella Germania nazista. Reduce dal campo di internamento, ritrovò nel movimento e nelle lotte operaie, la propria identità e collocazione. Membro dei comitati di gestione del dopoguerra, dirigente sindacale, visse le lotte e subì le discriminazioni antioperaie e antisindacali. Perduto il lavoro, fu inviato a dirigere la camera del lavoro a Spoleto.
Rientrò solo dopo alcuni anni. I miei ricordi lo vedono alla direzione del Pci negli anni '60, gli anni difficili ed esaltanti delle grandi lotte operaie e del movimento studentesco. Fu merito dei gruppi dirigenti del movimento politico e sindacale, Rolando ne fu parte eminente e significativa, se anche nei momenti più difficili, furono tenuti fermi e saldi i valori ereditati dalla Resistenza, sanciti dalla Costituzione, se si scrissero pagine importanti per la memoria e per la coscienza civica, democratica e antifascista della città.
Grande e generoso il sostegno di Rolando, al lungo, estenuante, talora perfino ingrato, impegno per ottenere un riconoscimento per la battaglia del 10 settembre 1943 e per il contributo alla lotta partigiana. Negli anni '70, quando assumemmo la decisione di ripartire nella difficile impresa, la missione sembrava pressoché impossibile: si trattava di ribaltare un trentennio di rifiuti, dinieghi, ostilità nei confronti di una città operaia troppo connotata.
Nostri interlocutori furono allora personaggi mitici come Arrigo Boldrini, il comandante Bulow, Enzo Enriques Agnoletti, Roberto Vatteroni, Valter Ottaviani, Paolo Emilio Taviani, Mario Argenton e tanti altri. Dopo anni di missioni, incontri, scontri, istruttorie, finalmente giungemmo ad un risultato che costituiva un punto di arrivo straordinario, capace di cancellare d'un colpo trenta anni di frustrazioni. Era la medaglia d'argento al valor militare concessa all'unanimità dalla commissione ministeriale: Arrigo Boldrini volle che a noi fosse concesso l'onere e l'onore di scrivere il testo della motivazione ufficiale. Nel 1979 Nilde Jotti, presidente della Camera, venne ad appuntare l'onorificenza sul gonfalone civico: era divenuto sindaco Enzo Polidori, ma Rolando, nel frattempo eletto al Parlamento, fu presente e partecipe. La medaglia d'oro è arrivata molti anni dopo: senza quella prima generosa tappa, costata tanta fatica e tanto slancio, forse le cose avrebbero avuto un corso diverso. Grazie Rolando.
(*Docente di storia moderna all’Università di Siena)
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