Sicurezza
Balneari, forti investimenti a rischio
Entro il 2015 occorrerà adeguarsi alle disposizioni europee che prevedono lo stop delle concessioni alla prima scadenza
PIOMBINO. Confusione, poche certezze e molte perplessità. È questo il quadro intorno al settore delle concessioni balneari, minacciate dalla direttiva europea Bolkestein che prevede la rimessa in gara dell’assegnazione al termine della prima scadenza, cancellando il diritto d’ insistenza accordato al vecchio gestore per il mantenimento della concessione.
All’Italia restano due anni e mezzo (fine 2015) per adeguarsi alle disposizioni europee. Intanto i balneari scalpitano di fronte a un orientamento che mette in pericolo anni di gestione, magari familiare, e investimenti notevoli. Se la preoccupazione più forte arriva da località più strutturate, come la Versilia, anche la Val di Cornia vive la sua inquietudine. Sostanzialmente sospese le concessioni in scadenza nel 2015, secondo una moratoria in attesa della direttiva.
Il canone. Sono una quarantina le concessioni affidate dal Comune di Piombino. Quasi la metà gli stabilimenti balneari che pagano un canone tutto sommato basso. Per una spiaggia attrezzata (sdraio, ombrellone e casotto biglietteria) di 160 metri lungo mare la quota annuale è di circa 2.500/3.000 euro. Per i bagni sulla costa est dotati di strutture nell’area retrodunale (ristoranti, bar, ecc.), all’affitto demaniale è da aggiungere il tributo alla Parchi Val di Cornia.
Interventi subito. «Il tempo stringe, dobbiamo trovare una soluzione al più presto - afferma Ranieri Antonini, presidente Stabilimenti San Vincenzo - C’è gente disperata, che ha investito somme importanti e rischia di perdere tutto. Probabilmente arriveremo a un compromesso, la vendita del suolo della struttura o il pagamento di canoni più alti. Se ci troviamo a questo punto infatti è anche per gli affitti spesso irrisori contro introiti elevati. Ritengo che per il canone si debba pagare almeno il 10% dell’incasso; talvolta invece, non tanto da noi ma altrove, le due cifre sono sproporzionate». Non tutti però vedono nella nuova direttiva la risposta ad anni di canoni bassi, accusando piuttosto la cattiva politica sulle concessioni. «Prima la legge consentiva concessioni da 6 a 20 anni, sulla base di particolari investimenti - spiega Maurizio Poli, dirigente settore Affari generali del Comune di Piombino - C’erano poi due elementi a favore del concessionario, l’articolo 37 del codice della navigazione e la legge 494. Il primo garantiva il diritto di insistenza, la seconda il rinnovo automatico. A questi, negli ultimi dieci anni, si sono aggiunti l’articolo 45 bis e il 46 bis che di fatto hanno privatizzato il demanio, consentendo la sub-concessione e il sub-ingresso».
La sentenza. L’Unione europea ha sanzionato l’Italia, poi sono arrivate le sentenze dei tribunali. «Tutti se la prendono con la Bolkestein, quando in realtà la direttiva non trovava applicazione nell’ordinamento – dice Poli – È una sentenza del 2008 di Orbetello ad aver rivoluzionato le cose». Nell’ambito di una concessione di pontili, una società impugnò il rinnovo al vecchio proprietario. In primo grado il Tar dette ragione al Comune, ma il Consiglio di stato annullò il precedente giudizio stabilendo che il diritto di insistenza e il rinnovo automatico sono contrari alle disposizioni del trattato Cee sull’imparzialità e la libera concorrenza. Ecco allora venir meno i due elementi a favore del vecchio concessionario, definitivamente tolti a partire dalla Finanziaria 2009. «L’unica soluzione credo sia una legge che modifichi completamente il demanio marittimo – sostiene Poli – Non bastano un paio di articoli. Una legislazione che riesca tra l’altro a superare quel principio sancito con la sentenza di Orbetello. Un obiettivo non facile».
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