Italia
Niente pellets, altoforno in stand by
Finite le scorte: lo scirocco ha impedito fino a ieri pomeriggio il trasbordo del materiale dalla nave alla chiatta
PIOMBINO. L’altoforno è fermo da ieri mattina, dopo i problemi di rifornimento della materia prima legati alle condizioni meteomarine che fino a ieri pomeriggio hanno reso impossibile il trasbordo di pellets dalla nave alla chiatta che deve portarle al pontile Lucchini.
Lo scirocco che spira da domenica infatti ha reso il mare molto agitato appena fuori dal porto rendendo impossibile l’operazione.
Un lieve miglioramento ieri a metà pomeriggio ha permesso di riavviare il trasbordo del materiale, con l’ok della capitaneria di porto subordinato alla presenza di un rimorchiatore per l’assistenza.
La ripresa dello scarico del materiale non muta il quadro di incertezza sul possibile riavvio nella mattinata di oggi dell’altoforno legato appunto alla quantità di pellets che sarà stato possibile portare a terra.
Oggi nel pomeriggio è fissato un incontro tra azienda e sindacati per valutare la situazione e le misure da mettere in pratica sia nell’immediato sia per la fermata del Primo maggio.
L’azienda ieri non ha inteso fornire versioni ufficiali sull’accaduto, nemmeno rispetto alle voci che si erano diffuse dalla mattinata per le quali lo stop allo sbarco dei pellets era legato al mancato pagamento della materia prima.
Voci poi smentite di fatto dalla capitaneria, che ha confermato le difficoltà delle condizioni meteomarine.
Ma resta comunque quanto meno preoccupante che il funzionamento dell’altoforno sia legato ad approvvigionamenti dell’ultima ora, cioè che non ci fosse una scorta sufficiente ad ovviare a 24 ore di cattivo tempo con le collegate difficoltà al trasbordo della materia prima. Per un motivo o per l’altro quindi l’altoforno ha subìto un nuovo stress, anche se una fermata prima di quella del 30 aprile-Primo maggio era prevedibile proprio per l’usura dell’impianto dovuta ai continui sbalzi di temperatura a cui è stato sottoposto, fino a un surriscaldamento del crogiuolo e alla necessità di intervenire sul rivestimento refrattario.
Questo allo scopo di evitare che, con la prossima fermata e il successivo riscaldamento per portare la produzione secondo i piani da 3.200 a 4.000 tonnellate al giorno, nelle venature createsi sul refrattario possa finire della ghisa danneggiando la corazza.
Così, secondo fonti sindacali, da ieri è iniziato il programma di iniezioni di refrattario, in attesa dell’incontro fissato per oggi tra l’azienda e i sindacati.
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