Italia
Rimigliano, minacce durante la protesta «Tortolini si dissoci»
Andrea Agresti (Pdl), membro della conferenza paritetica, apre il nuovo caso nella riunione del consiglio regionale
SAN VINCENZO. La protesta sta dei lavoratori edili e dei settori connessi davanti al municipio di San Vincenzo, poi all’ingresso della Tenuta di Rimigliano, ha fatto risalire la temperatura intorno al piano urbanistico approvato dal Comune. Andrea Agresti del Pdl, uno dei membri della commissione paritetica che ha effettuato lunedì il sopralluogo nella Tenuta, ha chiesto formalmente ieri in consiglio regionale che il collega del Pd Matteo Tortolini si dissoci dai contenuti e dai modi della protesta.
«La maggior parte dei lavoratori – sostiene Agresti – ha espresso le proprie ragioni in maniera civile, ma un gruppetto di loro, soprattutto giovani, ha fermato le nostre auto all’uscita della Tenuta e ha rivolto frasi minacciose ed offensive ai membri della commissione. Noi eravano lì per renderci conto con più esattezza di quanto stavamo discutendo. Il nostro compito si ferma alla verifica della corrispondenza delle previsioni del Comune con il Pit (piano integrato territoriale della Regione). Personalmente mi sono reso conto che nella Tenuta c’è un patrimonio che sta andando in malora e che è giusto recuperare. Ho visto, però, che sono stati previsti volumi da recuperare anche dove c’è una semplice rete. Non possiamo lasciarsi prendere in giro. Credo che sia necessario che si arrivi ad un compromesso, riducendo una parte dei volumi».
«Ma quel che non accetto sono le minacce – prosegue Agresti – per questo chiedo a Tortolini di dissociarsi dalla protesta di lunedì. Se non lo farà sono pronto a dimettermi dalla commissione, che non può lavorare sotto pressione Già a marzo, durante la prima seduta della conferenza paritetica, la proprietà ha fatto arrivare una e-mail ha tutti i commissari, minacciando il ricorso a vie legali per la richiesta degli eventuali danni. I lavoratori ci hanno chiesto di decidere in fretta, va bene. Ma siamo solo alla seconda riunione della commissione dopo quella del 28 marzo ed abbiamo preso impegno di terminare i lavori entro la fine di aprile. I ritardi, se ci sono, sono tutti precedenti e da imputare ad altre responsabilità».
Il piano originario per la Tenuta di Rimigliano (560 ettari) prevedeva il recupero di 16.600 mq per realizzare circa 120 appartamenti e un albergo da 6mila mq per 75 camere. Il Comune di San Vincenzo, con una variante in corso d’opera, aveva già ridotto di circa 3mila mq le previsioni iniziali, estendendo invece la parte destinata agli usi agricoli.
Oltre al consigliere regionale Agresti, anche altri membri della commissione (rimasti anonimi), al rientro a Firenze dopo il sopralluogo nella Tenuta hanno dichiarato alla redazione fiorentina di Repubblica che «è necessario ricercare un punto di equilibrio, e le ambizioni dei costruttori devono subire un piccolo ridimensionamento. Il progetto è bello, ma serve ancora una limata ai volumi». Di quanto? Secondo le informazioni lasciate trapelare da alcuni membri della commissione di circa 3.000-3.400 mq. «Nel calcolo dei nuclei poderali da risanare – sempre secondo le dichiarazioni di uno dei membri della conferenza paritetica a Repubblica – ci sarebbero finite anche tettoie, voliere e capanne, strutture non in murature: quelle non possono diventare residenze, né altre possono decollare ed atterrare in luoghi diversi».
Una idea diversa sui compiti delle commissione ce l’ha invece Maurizio Berrighi che - insieme a Pecci, Falk e Antinori - ha acquistato nel 2003 all’asta fallimentare Parmalat la Tenuta di Rimigliano. «La conferenza paritetica – sostiene – deve solo verificare la corrispondenza, dal punto di vista ambientale, del piano urbanistico con il Pit regionale, ma non può entrare nel merito delle volumetrie, sulle quali ogni decisione, finché è in vigore la leggere regionale 1 in materia urbanistica, spetta al Comune di San Vincenzo».
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