Il Tirreno

Defibrillatore, questo sconosciuto

di Francesca Lenzi
Defibrillatore, questo sconosciuto

L’Atletico ne ha acquistato uno, ma è un’eccezione nel mondo sportivo. Il primo soccorso materia scolastica alle medie

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PIOMBINO. Il cuore all’improvviso non pompa più regolarmente, e la contrazione diventa irregolare e inefficiente. Eppure un cuore impazzito si può salvare.

Lo strumento più adatto, di rapido impiego e facile utilizzo è il defibrillatore, un apparecchio che in caso di arresto cardiaco e fibrillazione ventricolare ristabilisce la regolare condizione cardiaca grazie a una scarica di corrente elettrica. In questi giorni il dispositivo è sulla bocca di tutti, protagonista involontario della tragica morte sul campo da calcio del giocatore del Livorno Piermario Morosini. L’episodio, tra polemiche per gli eventuali ritardi nei soccorsi e ragioni vere e proprie sul decesso, ha riportato l’attenzione ancora una volta sulla morte nello sport.

Al di là dello specifico dramma accaduto sabato a Pescara torna forte il dibattito sulla presenza dei defibrillatori sui campi da calcio, e non solo. Se la Lega Pro minaccia di fermarsi davanti a impianti privi dell’apparecchiatura, resta in generale una fitta nebbia di confusione sull’obbligatorietà o meno.

Tolti i terreni di gioco dei campionati professionisti restano le partite delle competizioni dilettantistiche, dove non sempre c’è l’ambulanza dotata per le emergenze.

E non si parla solo di calcio, ma anche delle altre discipline sportive. Tornando al gioco del pallone comunque Piombino rappresenta una delle eccezioni in positivo nel panorama dilettanti. La società nerazzurra non solo conta la presenza fissa di un’ambulanza a bordo campo per tutte le gare interne e il medico Roberto Batistoni in panchina, ma può vantare anche un defibrillatore nell’impianto, e due persone addestrate ad usarlo, ferma restando l’intenzione ad allargare il numero delle persone in grado di farlo funzionare. Per una squadra come quella piombinese ci sono tuttavia parecchie strutture sprovviste di qualsiasi assistenza.

«È una battaglia da portare avanti – afferma Roberto Ulivi, dirigente dell’Atletico Piombino – Purtroppo è sempre nel cassetto, a vantaggio di altri aspetti meno importanti».

Il termine “battaglia” torna anche nelle parole di Paolo Tamberi, medico responsabile del pronto soccorso di Piombino. «Con il dottor Cecchini di Pisa stiamo lottando per portare i defibrillatori sempre da più parti – spiega Tamberi – Ad oggi ne abbiamo uno a Campiglia, alla sede della Misericordia, che passerà alla polizia municipale, e due nei grossi complessi industriali di Lucchini e Magona. Siamo di fronte a un apparecchio realmente salva vita per tutti quei casi con un cuore impazzito, che non batte regolarmente. Sono convinto che anche Piombino inizierà questo percorso virtuoso».

Il primo cittadino piombinese conferma il parere favorevole sul progetto, pur valutando una certa cautela. «L’idea del defibrillatore diffuso è condivisa dal Comune – afferma Anselmi – Sono tuttavia da considerare i tempi e le modalità. Bisogna parlarne e vedere come mettere in pratica il progetto, chi lo finanzierà, il personale da formare, e altro ancora. È chiaro che i casi come quello di Morosini fanno crescere una coscienza collettiva sull’onda dell’emotività».

Tornando allo sport è l’assessore Massimo Giuliani a chiarire il contesto: «Non esiste un ordinamento nazionale sul soccorso, ma ogni federazione, a seconda del tipo di evento, prevede una propria regolamentazione – spiega Giuliani – Nel nuoto ad esempio, per le competizioni da livello provinciale in su, occorre medico e ambulanza. In Italia comunque c’è una normativa ferrea che in caso di attività agonistica prevede l’idoneità sportiva e l’antidoping». Non necessaria per l’attività amatoriale e ricreativa, è invece obbligatoria la visita per il settore agonistico, con elettrocardiogramma a riposo e sottosforzo, e spirometria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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