La Lucchini vende la sede storica Alexey compra ville
Dopo lo stabilimento di Bari, ceduto il palazzo di Brescia mentre Mordashov va a caccia di residenze in Sardegna
PIOMBINO. La Lucchini ha venduto il “palazzo di vetro”, storica sede della società in via Oberdan a Brescia. Un palazzo di 6 piani ad uso ufficio e due direzionali con finiture di pregio, passato ora nella mani della “Immobiliare Nettuno”, una società bresciana formata da noti professionisti che si è costituita in funzione dell’operazione immobiliare. Nel palazzo di vetro, una volta ristrutturato, troverà posto un centro direzionale multifunzionale, Gli uffici delle direzione Lucchini, che occupavano ormai solo due piani, sono stati trasferiti invece in un palazzo a fianco della vecchia sede.
Dopo la cessione dello stabilimento di Bari a una società ceca, «la vendita del palazzo – commenta il Chief restructuring officer del Gruppo Lucchini Pierre Varnier – è un ulteriore tassello posto coerentemente con il piano di ristrutturazione, omologato ai sensi della legge 182 bis lo scorso 23 marzo». Una dichiarazione che suona come una specie di messaggio di rassicurazione verso le banche, che hanno accettato la ristrutturazione di un debito di 770 milioni.
E proprio lo stesso giorno che se ne va per una manciata di milioni quello che è stato un emblema della società, le agenzie hanno battuto la notizia che lascia un po’ di amaro in bocca a quanti stanno facendo sacrifici, per salvare l’azienda siderurgica. Alexey Mordashov, il magnate russo è ancora formalmente proprietario della Lucchini, sarebbe in trattativa per acquistare un’altra villa di lusso in Costa Smeralda del valore di 130 milioni. E non è il primo acquisto di residenze di lusso di Mordashov in Sardegna, destinate ad accogliere turisti facoltosi.
Intanto tutto è fermo, al di là di voci che si rincorrono, lasciate trapelare più o meno ad arte, sul fronte della vendita della Lucchini. Si torna a parlare di manifestazione di interesse da parte di grossi gruppi, proprietari anche di riserve di materie prime, tra i quali sembra ancora esserci l’ucraina Metinvest. Un nodo, quello della ricerca del partner, che il nuovo Cda in corso di nomina dovrà risolvere in fretta, poichè, nonostante le cessioni, le possibilità di autonoma sopravvivenza della Lucchini sono ormai limitate.
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