Sicurezza
Legambiente attacca «Una caletta privata dietro alle minacce»
MARINA DI CAMPO. Ci sarebbe la difesa di un’esclusiva caletta privata, secondo Legambiente, dietro l’acceso diverbio avvenuto a Pasquetta fra i proprietari della villa sul sentiero di Fonza e il...
MARINA DI CAMPO. Ci sarebbe la difesa di un’esclusiva caletta privata, secondo Legambiente, dietro l’acceso diverbio avvenuto a Pasquetta fra i proprietari della villa sul sentiero di Fonza e il gruppo di escursionisti capitanati dalla guida turistica Umberto Segnini.
Il complesso residenziale è pubblicizzato infatti sul sito web Calabella.it, in cui viene proposto l’affitto di quattro appartamenti al prezzo massimo di 1.750 euro a settimana. Una residenza che sul sito viene descritta come un’«isola nell’isola», con tanto di «romantica caletta privata», con ogni probabilità gli scogli sottostanti collegati alla villa attraverso un sentiero, luogo dello scontro avvenuto a Pasquetta.
In questi ultimi giorni lo stradello è sempre più meta di escursionisti, che nel punto citato si trovano di fronte a tre vie: una verso la villa, l’altra in direzione mare e, l’ultima, che prosegue verso Fonza. I più non sanno come continuare nella camminata.
«In molti si sono chiesti il perché delle minacce da parte dei proprietari della villa - scrive Legambiente Arcipelago - eppure la spiegazione è sotto gli occhi di tutti: basta andare su internet per capire il perché di tanta rabbia verso chi si è riappropriato di un bene comune come la costa e il mare. Il sito scende nei dettagli di quella che viene considerata una costa privata ad uso esclusivo dei proprietari della villa e dei loro ospiti paganti. Non a caso le minacce e i successivi danneggiamenti al sentiero sono avvenuti nell’area indicata come “privata ed esclusiva” nel sito di “Cala Bella”».
«È evidente – dice Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago – che la riapertura del sentiero ha disturbato quello che questi signori credono sia un privilegio da vendere agli ospiti paganti. Temono che il sentiero pubblico impedisca di privatizzare a loro piacimento un tratto di costa e di mare elbano. Ricordiamo che la Corte di Cassazione, fin dal 2001, ha stabilito che l’accesso alla costa deve essere libero e garantito e che non ci sono interessi privati che possano impedirlo. Invitiamo gli enti a pretendere che questo diritto sia rispettato e a controllare che la gestione esclusiva dell’area non abbia prodotto anche altri privilegi»
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