Attenzione
Resta alle Sughere l’operaio arrestato con 20 chili di droga
Proseguono nel più stretto riserbo le indagini della polizia per individuare i complici e le ramificazioni del traffico
PIOMBINO. Resta in cella l’operaio piombinese arrestato il 30 marzo, dopo una perquisizione domiciliare in cui la polizia aveva sequestrato 20 chili di hashish.
Il giudice per le indagini preliminari infatti ha confermato per Domenico Amoruso l’arresto e la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dal pm Paola Rizzo.
Decisione che appariva scontata, sia per la gravità del reato che per il pericolo di inquinamento delle prove che hanno evidentemente sconsigliato il giudice a un alleggerimento della misura cautelare.
Le indagini della polizia proseguono nel più stretto riserbo: l’arresto del 44enne operaio piombinese era venuto dopo una rapida operazione nella quale gli agenti i erano convinti di aver individuato un piccolo trafficante nel mercato locale della droga.
Grande quindi la sorpresa degli agenti quando, dopo aver vanamente perquisito lo stipetto dell’azienda dove lavora Amoruso, in uno stanzino annesso all’abitazione hanno trovato in una scatola 19 panetti di hashish per un totale di 20 chili.
Tante quindi le domande che si sono posti gli agenti del commissariato di via Ferrer: l’operaio ha solo piccoli e datati precedenti di polizia, lavora da molti anni in una ditta, insomma non ha il profilo di un trafficante in grado di trattare quantitativi di droga di questo genere.
Venti chili di hashish - il più grande quantitativo di droga sequestrato dalla polizia negli ultimi 20 anni - infatti hanno un valore di base intorno ai 200mila euro, che col taglio e la vendita in piccoli quantitativi può anche raddoppiare.
Resta dunque da capire se la vita normale, quella di un operaio, era solo il paravento per un’attività di spaccio in grande stile, oppure se dietro al maxisequestro di stupefacente c’è un’altra storia.
Il quantitativo di hashish fa supporre che per la stragrande maggioranza fosse destinato fuori dalla Val di Cornia, quindi con importanti collegamenti per l’acquisto e poi per lo smercio da parte di chi lo ha trattato.
Amoruso in casa aveva diciannove pacchi di droga ancora incartati, nessun pezzo tagliato o confezionato in quantitativi più piccoli. Niente bilancine e niente materiale usato di solito per il taglio.
Ecco quindi che la squadra anticrimine della polizia lavora ancora per capire se l’operaio abbia avuto dei complici per l’acquisto e lo smercio, oppure se abbia avuto solo il ruolo di custode dell’hashish , in attesa che qualcun altro se lo riprendesse.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
