Il Tirreno

Col declino dell’industria boom di cassa integrazione

Col declino dell’industria boom di cassa integrazione

La crisi dell’industria siderurgica è la chiave di lettura del quadro della perdurante stagnazione in cui versa l'economia locale. Nell’arco di sei anni i pesanti processi

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PIOMBINO. La crisi dell’industria siderurgica è la chiave di lettura del quadro della perdurante stagnazione in cui versa l'economia locale.

Nell’arco di sei anni i pesanti processi di riorganizzazione tecnologica e produttiva hanno determinato una drastica riduzione degli occupati nello stabilimento Lucchini, ridotto a 2000 unità, alla Magona (700) e alla Dalmine (120).

La crisi della Lucchini ha innescato un meccanismo a catena che ha fatto crollare tutto il settore manifatturiero. «Una crisi devastante per la Val di Cornia da sempe legata a una monocultura industriale che se da un lato ha garantito per decenni alti livelli occupazionali, dall’altro ha sottratto risorse ad altri settori produttivi – commenta il coordinatore di zona della Cgil, Giuseppe Bartoletti – Sin dagli anni Ottanta i Comuni della Val di Cornia hanno maturato la consapevolezza che la ristrutturazione del mercato internazionale dell’acciaio avrebbe comportato un cambiamento di scenario, radicale e irreversibile. Si è così cercato di creare un nuovo equilibrio tra l’industria, il turismo, il sistema portuale e della logistica, incrementando quanto più possibile proprio gli ultimi due settori produttivi e facendo leva anche sulla piccola e media impresa. Passi avanti se ne sono fatti, ma non a sufficienza».

Così di pari passo col declino del gigante Lucchini adesso bisogna fare i conti con la realtà: già dal 2011numerose imprese hanno infatti attivato procedure di cassa integrazione in deroga. A confermarlo la responsabile del Centro per l'impiego, Anna Chianese: «Nel 2011 la cassa integrazione in deroga ha interessato 20 aziende e per queste abbiamo erogato i nostri servizi a 92 lavoratori. Purtroppo nel primo trimestre del 2012 siamo già a 39 aziende e 168 lavoratori. Per quanto riguarda invece le domande d’iscrizione alle liste di mobilità, da parte di chi nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è stato licenziato per riduzione di personale o cessazione di attività,  rispetto al 2009 sono diminuite del 23%».

E se l'avvenire della Lucchini è indecifrabile, così lo è il futuro delle persone che si trovano a dover fare i conti con questa cruda realtà. Se ci aggiungiamo la crisi generale e la pressione fiscale ne viene fuori un cocktail micidiale che genera incertezza, inquietudine e senso di sfiducia. (s.i.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA    

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