Il Tirreno

«Spese insostenibili e nessun risultato»

«Spese insostenibili e nessun risultato»

Onorato spiega i motivi del licenziamento del responsabile delle manutenzioni, ma sull’addio di Roma nessun commento

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«Con i soldi che sono stati spesi per le manutenzioni queste navi dovrebbero brillare. E invece la flotta versa in condizioni disastrate». Poche parole, nessuno spazio per le interpretazioni. È l’arma scelta da Vincenzo Onorato, armatore di Moby e di Toremar, per fare chiarezza sulla bufera che, in questi giorni, ha coinvolto l’ex compagnia statale con il licenziamento del responsabile dell’area tecnica Rutilio Cesari e - a distanza di poche ore - le dimissioni del presidente Angelo Roma, un fulmine a ciel sereno anche per i sindacati. Gli stessi sindacati che, sul procedimento di licenziamento a carico del responsabile tecnico non hanno ancora preso una posizione definita, in attesa dei chiarimenti della proprietà.

«La situazione è più chiara di quanto possa sembrare – precisa Vincenzo Onorato – il provvedimento che abbiamo preso era un passo obbligato. Basterebbe dare un’occhiata alle cifre per capirlo. Non siamo stati in grado di trovare alcuna correlazione tra i soldi spesi per le manutenzioni negli ultimi due anni e i risultati in termini di miglioramento della flotta». Secondo le indiscrezioni, infatti, i contrasti che hanno originato il provvedimento firmato dall’amministratore delegato Achille Onorato a carico di Cesari è legato alle somme spese per i lavori sulla flotta nel 2010 e nel 2011, di poco inferiori a 14,5 milioni in due anni. Solo per l’aliscafo Fabricia le spese avrebbero superato 1,2 milioni, poco meno di 5 milioni per il Marmorica e l’Oglasa che saranno comunque sottoposti a breve a nuovi corposi interventi di manutenzione. Cifre che, secondo quanto si apprende dall’azienda, non erano disponibili in fase di gara dal momento che l’ultimo bilancio noto era quello del 2009.

«Non è una questione di risparmio – commenta Onorato – il vero punto è che i soldi versati debbano servire a migliorare la qualità del servizio offerto. Io ci sto mettendo la faccia, lo sta facendo anche mio figlio, a cui sto addosso ogni giorno. Non possiamo accettare questo tipo di gestione».

Il licenziamento di Cesari è, tuttavia, solo un aspetto della bufera che si è scatenata in questi giorni in Toremar. Le dimissioni dell’ex presidente Angelo Roma, infatti, non sono passate inosservate. «Ma su Roma non dico niente», taglia corto Onorato facendo trasparire un pizzico di amarezza. Secondo quanto trapela le dimissioni dell’ex presidente sarebbero dovute ai contrasti con la proprietà di Toremar. E il timore è che l’uscita di Roma finisca per complicare i rapporti tra la società e la Regione. «Lo escludo - sostiene l’armatore napoletano – con la Regione abbiamo preso un impegno preciso, intendiamo rispettarlo e fare in modo che la Regione sia contenta del nostro operato. Del resto il nostro rapporto con Firenze è filtrato dalla qualità del servizio che offriamo».

La flotta. Le turbolenze di Toremar giungono dopo circa quattro mesi dalla firma del contratto della Regione e in una fase di forte cambiamento, durante la quale la compagnia sta iniziando l’opera di ringiovanimento della flotta concordato con la Regione. Questo mese l’Oglasa sarà sottoposto a un corposo intervento di “refitting” nei cantieri Palumbo di Napoli. In autunno toccherà al Marmorica, per un costo di 4,5 milioni. «Le sventriamo e le rifacciamo nuove», dice Onorato. L’aliscafo Fabricia sarà sostituito da giugno dal catamarano veloce Maria Sole Lauro, preso a noleggio, in attesa dell’inizio dei lavori - in estate - per la costruzione di un nuovo mezzo veloce. Escono dalla flotta, oltre al Fabricia, il Planasia e l’Aegilium, mentre entra in servizio la Rio Marina Bella (Lora D’Abundo), oltre al catamarano e al Giuseppe Rum. Nel 2014, infine, è prevista la costruzione di un nuovo traghetto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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