Sicurezza
Gioielli e reperti preziosi negli scavi a San Cerbone
Incontro con gli archeologi impegnati a Baratti. Ora stop di un anno, il proposito è ricominciare appena si trovano fondi
PIOMBINO. Brocche con i segni tipici della rottura rituale. Vasi, bracciali, anelli, uno specchio di bronzo. Sono solamente alcuni degli eccezionali reperti restituiti dalla necropoli della spiaggia di Baratti durante i recenti scavi archeologici promossi dalla Sovrintendenza.
Scavi che sono stati illustrati al folto pubblico di insegnanti e studenti - ma anche semplici appassionati - ieri pomeriggio al Centro giovani per l'incontro con due protagonisti delle operazioni. Introdotti dalla dottoressa Chiara Martinozzi, gli archeologi Matteo Milletti (università di Siena) e Folco Biagi (università La Sapienza di Roma) hanno ricostruito le fasi dei lavori che per ben cinque campagne li hanno visti impegnati nell'area di scavo a metà tra il tratto compreso tra San Cerbone e il Casone.
Qui, hanno spiegato i due esperti, nel 2004 le università dell'Aquila e di Siena avviarono uno scavo che avrebbe dovuto avere come obiettivo il reperimento di materiali di datazione medievale. L'inizio dei lavori, tuttavia, rivelò che i reperti di quel tratto erano ben precedenti.
Le operazioni passarono alla Sovrintendenza e quindi ai due archeologi Milletti e Biagi, peraltro già all'opera su Baratti. «Grazie a una posizione che le ha preservate da scavi poco ortodossi e depredamenti – hanno puntualizzato i due studiosi – queste tombe, e insieme ad esse le strutture destinate al culto, hanno restituito un numero molto alto di oggetti, spesso preziosi», come gli orecchini in oro rinvenuti in un sarcofago del VII secolo, o la statuetta in bronzo a forma di sirena, gli armamenti e la corazza, anch'essi bronzei, restituiti dagli altari più vicini al mare.
E poi tantissimi vasi, urne, balsamari, e anche resti umani che molto possono raccontare sulle caratteristiche di Populonia, città a vocazione portuale in grado di accogliere componenti antropiche più disparate. Al momento gli scavi sono fermi per uno «stop biologico di almeno un anno» per permettere l'elaborazione dei dati raccolti e la loro pubblicazione. «Se ci saranno fondi a disposizione, tuttavia, il proposito è quello di riprendere a scavare il prima possibile».
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