Finanza
Una casa-museo per non dimenticare
Villa Glaucos al Calone residenza di Jacques Mayol apre al pubblico nel ricordo del grande apneista e intellettuale
CAPOLIVERI. La tuta rossa, made in Cressi con la quale sfidò gli abissi.
E poi i piccoli occhiali da sub, la cinepresa, e tanti pannelli che illustrano il percorso di una vita, quella di Jacques Mayol.
Villa Glaucos sul piccolo promontorio del Calone a Capoliveri è diventata anche un museo.
Uno scrigno di ricordi nella “casa dei sogni” che Jacques aveva voluto dirimpetto a quel mare che tanto amava, dirimpetto all’isola di Montecristo, di fronte agli scogli dei Gemini.
Lui, uomo delfino, il simbolo de Le Gran Blu, il titolo del film che Luc Besson scelse per raccontare il duello a distanza fra due grandi rivali-amici, Mayol appunto e Enzo Maiorca.
Oggi, Mayol avrebbe compiuto 85 anni. Ci sarà anche una festa di compleanno nel suo ricordo con tanti amici e recordman mondiali di apneada Stefano Makula a Angela Bandini e tanti, tanti amici.
Sono passati dodici anni dalla sua scomparsa.
Mayol era un atleta di quelli con la A maiuscola. Un atletadell’assoluto.
Aveva sfidato gli abissi, superato, nel 1983 a 56 anni, la barriera dei cento metri toccando – 105 ma soprattutto era stato capace di far amare il mare, la natura, di rendere ancora più forte quel vincolo primordiale che lega l’uomo ai delfini.
E, Mayol era “Homus delfinus”, le discese negli abissi erano qualcosa di più di una immersione,di una sfida: erano l’essenza stessa della sua vita. Una vita che aveva percorso in lungo e largo da una parte all’altra del mondo, lui nato a Shangai con sangue francese nelle vene, poi americano ,quindi giapponese dove forse aveva trascorso gli ultimi mesi di vita sentimentalmente più belli e anche più traumatiche ma soprattutto era elbano anzi capoliverese.
A Capoliveri era giunto negli anni Settanta fresco da record in apnea un meno 66 e dalle sfide con Enzo Maiorca. A Capoliveri aveva trovato amici e compagni.
Lo staff del Corsaro, scuola sub di Pareti era diventata la sua seconda famiglia. Alfredo Guglielmi compagno di tante avventure e di record e poi la squadra quella con Jurgen il tedesco, Gaetano Donati, Marco Puccini, Gianfranco Carletti, Giuseppe Alessi, Carlo Cardelli.
E poi Marino Colombi, il meccanico con il quale aveva per ore progettato il marchingegno che poi, perfezionato da tecnici specializzati sarebbe servito per effettuare quelle discese in assetto costante. Aveva preso forma nella piccola officina di Capoliveri e poi perfezionato in laboratori specializzati.
I record nelle acque di Pareti, di Montecristo le giornate con Angela Bandini lui maestro tenero e nelle stesso tempo intransigente.
Frammenti di vita che per quasi trent’anni lo hanno unito alla gente di Capoliveri.
Negli ultimi tempi aveva anche pensato a un centro mondiale di apnea, un progetto che aveva già cominciato a prendere forma e che si è frantumato quel triste 22 dicembre del 2001 quando la depressione ebbe, purtroppo, il sopravvento.
Rimane il ricordo e, ora, anche grazie al figlio Jean Jacques e all’associazione elbadipaul un museo, non nel senso tradizionale del termine ma come fiaccola perenne del ricordo che è sempre vivo nei tanti, tanti amici a differenza delle istituzioni.
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