Il Tirreno

DEl NISTA (ASA)

«Il dissalatore è a rischio se i sindaci non pagano»

PORTOFERRAIO. È a rischio il progetto da tre milioni e mezzo di euro di Asa. L’intervento in questione, per arginare l’emergenza idrica, è legato alla realizzazione di un dissalatore a Mola, in...

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PORTOFERRAIO. È a rischio il progetto da tre milioni e mezzo di euro di Asa. L’intervento in questione, per arginare l’emergenza idrica, è legato alla realizzazione di un dissalatore a Mola, in grado di fornire sessanta litri al secondo di acqua per ovviare all’emergenza che secondo le previsioni colpirà duramente l’Elba in estate anche alla luce del lungo periodo di siccità, e che potrebbe rimanere nel cassetto.

Per realizzare l’opera prevista da Asa, gestore unico del servizio idrico sul territorio elbano e su quelle del comprensorio livornese occorrono 3,5 milioni di euro per rendere fattibile il programma. Ma, almeno per il momento, sembra mancare la disponibilità dei sindaci a reperire finanziamenti di una simile portata.

Fabio Del Nista è il presidente dell’Asa. Dice: «Ho ricevuto una lettera firmata dal sindaco di Rio Marina con delega degli altri sindaci – spiega – in cui non sembrano disponibili a contribuire ai 3,5 milioni a loro carico, come da accordo di programma, per la realizzazione degli impianti già realizzati contro il boro e l’arsenico. Questo mi fa considerare in salita anche la questione del dissalatore - conclude il presidente - che tra l’altro non era neanche previsto nel nostro piano degli investimenti».

I Comuni hanno espresso la loro perplessità nel realizzare l’opera in questo momento. L’impianto per la trasformazione dell’acqua marina in acqua potabile costituirebbe una delle tante soluzioni o ipotesi che sono circolate negli ultimi anni, per far fronte e superare l’annoso problema dell’emergenza idrica sulla maggiore isola della Toscana.

I programmi hanno spaziato a 360 gradi e hanno coinvolto diverse tesi come quelle dei bacini nei contrafforti del monte Capanne (da tutti risaputo come zona in cui maggiormente si verifica la più alta frequenza di piogge stagionali), del potenziamento dei pozzi nelle zone ritenute ricche di polle sorgive (in parte anche realizzati); intervento sulla condotta sottomarina ritenuta un po’ obsoleta dall’uso. Ora la soluzione di un dissalatore come già esiste su altre isole dell’arcipelago, considerate la penuria di sorgenti.

L’impianto che si andrebbe a costruire (ma i tempi si prolungano ulteriormente) per conto dell’Asa fornirebbe sessanta litri al secondo, in pratica esattamente la metà dello stesso regime praticato dalla condotta sottomarina nei giorni in cui la richiesta d’emungimento è “normale”. A questo punto, considerata l’intenzione di non contribuire alla spesa espressa dai comuni, l’Asa, per tamponare l’emergenza, potrebbe anche essere costretta a ricorrere all’affitto per almeno due anni di un impianto con un presumibile aggravio dei costi.

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