Il Tirreno

Una pallottola nell’auto del rivale

Una pallottola nell’auto del rivale

Arrestato un boscaiolo di Sassetta che per gelosia ha minacciato un amico dell’ex compagna

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SASSETTA. Un tranquillo signore della provincia di Siena, transitando per Sassetta, è andato a salutare una sua amica che conosce da tempo, come di consueto. Uscito di casa, è andato per riprendere la sua auto, parcheggiata nelle vicinanze, ma con sgradita sorpresa, ha notato che sul parabrezza del veicolo, adagiata sul tergicristallo, vi era una cartuccia per pistola, calibro 9 parabellum, del tipo in dotazione alle forze armate.

L’uomo, in preda allo spavento, ha subito informato di quanto accaduto il “112” A questo punto, è partita l’attività investigativa da parte dei carabinieri della stazione di Sassetta. I militari hanno ricevuto la denuncia dettagliata da parte dell’uomo che aveva subito l’atto di intimidazione e sequestrato la cartuccia. Successivamente, hanno analizzato le dichiarazioni della donna che hanno portato a focalizzare l’attenzione su un aspetto sicuramente rilevante.

In passato, infatti, la donna aveva avuto una relazione con un uomo del luogo, un cittadino della ex jugoslavia, boscaiolo, con un carattere piuttosto focoso. Ritenendo che la presenza del senese a casa della donna potesse aver suscitato il suo risentimento ed un suo eventuale coinvolgimento nella vicenda, i carabinieri del luogo hanno dato corso ad una perquisizione nella casa del boscaiolo alla ricerca di armi e munizioni. Durante la perquisizione, occultate all’interno di un mobile nella sala, sono state rinvenute 499 cartucce calibro 9 parabellum del tipo utilizzato dalle forze armate. Da una confezione ne risultava mancare una, dello stesso tipo di quella rinvenuta sull’auto della vittima. A questo punto, prendevano consistenza i sospetti dei carabinieri circa la sgradita presenza del senese da parte del boscaiolo, che aveva cercato di allontanarlo con le minacce.

Per il boscaiolo è scattato l’arresto in flagranza di reato per detenzione illegale di munizioni da guerra e minacce aggravate. Al processo per direttissima il giudice l’ha condannato a un anno e mezzo, pena sospesa, ma obbligo di firma alla caserma dei carabinieri.

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