Lutto
Nata nel 1979 e cresciuta anche sul fronte della gestione
CAMPIGLIA. «Il teatro è un regalo per gli spettatori. E una volta che si sale sul palcoscenico è difficile poterne scendere». Nelle parole di Maurizio Canovaro, presidente del Teatro dell’Aglio, è...
CAMPIGLIA. «Il teatro è un regalo per gli spettatori. E una volta che si sale sul palcoscenico è difficile poterne scendere». Nelle parole di Maurizio Canovaro, presidente del Teatro dell’Aglio, è racchiuso il senso del sipario che si apre e si chiude, e di tutto quello che sta nel mezzo.
Nata nel 1979, a seguito di un laboratorio organizzato dal teatro di Pontedera, l’associazione, gestore della stagione del Concordi di Campiglia, inizia a muovere i primi passi nell’ambito sperimentale. Canovaro vi entra a far parte nel 1990, dopo gli inizi di Firenze, cogliendo subito le potenzialità della sala di provincia: «Qua abbiamo l’opportunità di godere di una risonanza maggiore rispetto alla grande città – spiega il presidente del Tda – Il vero salto di qualità a ogni modo è avvenuto nel 1999».
Questo l’anno nel quale la compagnia del Teatro dell’Aglio comincia la gestione del Concordi; un nuovo modo di concepire il palcoscenico, non più solamente in prima persona, come interpreti, ma anche attraverso la scelta di altre rappresentazioni. Nella prima stagione l’associazione passa da 30 abbonati (della precedente amministrazione) a oltre un centinaio, entrando di fatto nel circuito della Fondazione Toscana spettacolo. «Ogni anno ci poniamo il problema di inserire all’interno del cartellone una nostra performance che possa essere all’altezza delle altre, spesso di altissimo valore – continua Canovaro – In ogni caso il Teatro dell’Aglio non è solo la gestione del Concordi. I nostri tecnici prestano servizio al Metropolitan, organizziamo laboratori, anche studenteschi; abbiamo convenzioni con enti come Asl o Coop Cuore, e molte altre attività».
Il prossimo appuntamento del Tda sarà il 3 aprile (ore 21), con la replica al Metropolitan di Piombino, con lo spettacolo “Nozze di sangue”, mentre per dicembre è previsto l’importante e faticoso impegno con una forma artistica in Italia poco sfruttata, l’operetta, con l’interpretazione ne “La Mascotte”. «Con la gestione del teatro dobbiamo muoverci quasi come una piccola azienda – spiega Canovaro – anche se in tutti noi resta forte lo spirito associativo. Siamo orgogliosi di poter dire che grazie al contributo di ognuno il teatro funziona, muovendosi quasi da sé».(f.l.)
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