Sicurezza
L’acido solforico s’imbarca sul porto
Interrogazione di Rifondazione in Regione sul progetto di Ap e Solmine per il trasporto via terra da Scarlino allo scalo
PIOMBINO. Agli atti non c’è ancora niente. Già in maggio,però, potrebbe concretizzarsi l’accordo tra Autorità portuale e Solmine per la partenza dallo scalo piombinese dell’anidride solforosa prodotta nello stabilimento di Scarlino. Gli incontri preliminari ci sono stati. E mentre Rifondazione, con il consigliere Monica Sgherri, presenta in Regione un’interrogazione sui rischi che comporterebbe il progetto, l’Ap si dice pronta a affrontare in massima sicurezza quella che il presidente Luciano Guerrieri difinisce una buona opportunità di sviluppo per la fabbrica e per il porto.
La spola. Ogni anno Solmine spedisce per mare dalle 80 alle 100 mila tonnellate di acido solforico. Lo fa dal suo molo collegato agli impianti da una tubatura. Ogni nave carica circa 5 mila tonnellate per volta, perchè il pescaggio è limitato. Per i clienti che richiedono lotti di diecimila tonnellate, il viaggio continua fino a Porto Vesme, dove ci sono un’altra azienda e un terminal dedicato. L’idea di Solmine è di assorbire la quota di produzione sarda dirottando su Piombino la nave carica a metà. L’operazione verrebbe completata con le autocisterne che porterebbero le cinquemila tonnellate rimanenti da Scarlino fino a sottobordo. Considerando che ciascun camion ne può trasportare circa 27, di tonnellate, parliamo di duecento viaggi continuativi, condensati in due o tre giorni, tra Scarlino e il porto. Quattrocento, conteggiando il ritorno.
Dentro la città. Sgherri chiede se il consiglio comunale è informato del progetto e sottolinea le interferenze con la sicurezza, legate al numero dei camion contenenti una merce definita pericolosissima che transiteranno dall’abitato prima di raggiungere lo scalo. In evidenza anche i rischi di possibili sversamenti in seguito ad urti o incidenti. L’esponente di Rifondazione si chiede se sia il caso di autorizzare il progetto anche in considerazione dell’incolumità dei passeggeri e dei lavoratori in uno specchio d’acqua già congestionato.
Si può fare. Il presidente Guerrieri sottolinea che, una volta formalizzata la richiesta, il progetto sarà esaminato a fondo con tutti gli organismi preposti alla sicurezza. Afferma anche che la Port security, indipendentemente dalla nuova previsione, sta elaborando un regolamento insieme ad una commissione di esperti. Obiettivo, oltre a fissare cosa si può e cosa non si può fare sullo scalo, focalizzare e standardizzare le prescrizioni da adottare. «Parliamo di un prodotto corrosivo che viaggia regolarmente. La situazione non va sottovalutata ma riteniamo sia gestibile», conclude Guerrieri, escludendo che sia stata al momento affrontata l’ipotesi di un serbatoio di stoccaggio dell’acido sul molo.
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