Sicurezza
La Lucchini riduce le commesse, ditte con l’acqua alla gola
Scaduto intanto il termine per i ricorsi al piano omologato Si attendono con ansia i 68 milioni del debito pregresso
PIOMBINO. Ieri è scaduto il termine utile per le opposizioni al decreto di omologa del piano di ristrutturazione finanziaria della Lucchini emesso dal Tribunale di Milano. Non risulta ci siano stati ricorsi e, dunque, l’intero articolato del piano da oggi è virtualmente esecutivo.
Una situazione vissuta con ansia soprattutto dalle imprese d’appalto e fornitori, che ora si attendono il pagamento di una parte del debito pregresso. Circa 68 milioni, secondo quanto previsto nel piano, che rappresentano in questo momento il minimo indispensabile per evitare il crollo di decine di piccole aziende.
E proprio martedì in municipio c’è stato un incontro tra il sindaco Anselmi, le segreterie di Cgil, Cisl e Uil e i rappresentanti della Cna e delle Confindustria. I soldi che ci sia aspetta arrivino ormai nel giro di pochi giorni, rappresentano tuttavia solo la metà del debito che la Lucchini ha accumulato con le imprese. E se quello di riscuotere le prestazioni già eseguite è un problema, in questo momento alla preoccupazione delle imprese si aggiunge una sensibile contrazione delle committenze Lucchini, da mettere in gran parte in relazione alle diminuzione della produzione d’acciaio.
«Le nostre aziende – sostiene Emanuela Minelli, segretaria della Cna – hanno già perso un centinaio di posti di lavoro. La Lucchini ha ridotto gli interventi per le ditte locali, anche se nel frattempo arrivano imprese da fuori. Anche nelle nostre aziende ci sono lavoratori a tempo determinato che possono rischiare di perdere l’impiego».
«È inaccettabile – sostiene il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – che la Lucchini faccia a meno delle imprese locali dopo che queste hanno fatto da banca all’azienda». Gabrielli fa quindi riferimento alla grande manifestazione del 15 novembre scorso, per richiamare l’unità d’intenti che anche oggi deve vedere impegnati i lavoratori della Lucchini e quelli delle imprese. Ed avanza l’ipotesi del ricorso anche per l’indotto ai contratti di solidarietà».
Il confronto di martedì è ritenuto positivo anche dal sindaco Anselmi. «Ancora una volta si dimostra come le vicende della siderurgia hanno una pervasività sistemica, coinvolgendo interessi diffusi. È evidente che in ballo c’è la tenuta sociale del territorio. Le imprese locali, dopo che hanno fatto da banca alla Lucchini, non possono fare le spese della contrazione dei costi».
«È questo uno dei primi temi che intendiamo porre al nuovo Cda che sarà nominato nei prossimi giorni, alla cui guida auspichiamo che sia chiamato un manager industriale di altro profilo, che conosca la siderurgia ed abbia relazioni ed idee necessarie per attrarre un nuovo acquirente. La situazione della Lucchini ormai è tale che è necessario agire presto».
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