Sicurezza
Si è spento a 51 anni Federico Sguazzi, il “Clochart”
E’ morto nella casa-atelier dove creava quadri e scultureche rispecchiavano la sua visione dolorosa del mondo
SUVERETO. All’anagrafe era Federico Sguazzi, ma lui amava definirsi Federico il Clochart come si era presentato anche sulla pagina di Facebook, dove esprimeva le sue opinioni e presentava le sue opere agli “amici”.
Dopo aver lottato a lungo con il cancro, Sguazzi si è spento ieri mattina nella sua casa di Suvereto.
Nato cinquantun anni fa - avrebbe festeggiato il compleanno il 10 aprile- Sguazzi amava il suo paese, la campagna, il verde che circondava la sua casa–atelier, dove da anni radunava materiale di recupero con cui, non appena le forze glielo permettevano, creare le sue sculture e i suoi quadri: figure spesso tragiche che rispecchiavano il dolore del mondo, ma a volte anche divertenti, ironiche, pungenti. Sempre e comunque uniche e irripetibili.
Era un bell’uomo. Federico: alto, con gli occhi verdi e un sorriso che appena il male gli dava un po’ di tregua regalava a chiunque gli stesse intorno. Era un artista, un sognatore, un libero pensatore, un poeta, che trasformava i rifiuti in poesia. Un uomo–bambino che credeva nella vita, la rispettava in tutte le sue forme e cercava in tutti i modi di tenersela stretta, trovando la forza di combattere, oltre che dentro se stesso, anche nell’amore della moglie- la dolce e devota Alessandra, che negli anni della malattia non lo ha mai abbandonato un solo istante- nei figli «che sono ancora troppo giovani per restare senza babbo», e nei pochi amici, quelli che gli volevano bene davvero. Come il regista palestinese Akram Telawe, che con la moglie Giuliana Mettini e il loro figlio Ismael Giovanni gli sono stati accanto fino all’ultimo, proteggendolo e soprattutto spronandolo a reagire, a non arrendersi, coinvolgendolo in ogni loro progetto per farlo sentire ancora e nonostante tutto un protagonista del mondo.
Fra un ospedale e l’altro, un tentativo di cura e l’altra, una speranza e una delusione il Clochart ha lottato senza tregua, giorno dopo giorno, con forza e determinazione, contro un male che da molti anni lo obbligava a subire sofferenze infinite.
Senza mai smettere di creare, unendo la fantasia alle sue grandi mani, ogni giorno più pallide ed esili, ma sempre piene di talento.
Un talento che a lui, modesto e onesto cittadino, restio alle frequentazioni dei salotti e a ogni tipo di appoggio, non è mai stato riconosciuto come avrebbe meritato da chi avrebbe potuto farlo e invece ha girato la testa dall’altra parte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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