Sicurezza
Rifiuti, caos e incertezza sui rimborsi dell’Iva
Asiu rischia di dover restituire otto milioni: «Per noi sarebbe il fallimento, quei soldi non ce li siamo tenuti e ora è il governo che deve intervenire»
PIOMBINO. Richieste continue, uffici intasati e molto caos. È questo il quadro che emerge nei giorni successivi alla sentenza della Corte di Cassazione con la quale la tariffa rifiuti (Tia) viene ormai considerata tributo non gravabile di Iva.
A essere interessati dal provvedimento sono circa 16 milioni di cittadini, migliaia di imprese, centinaia di operatori del settore e 1.500 Comuni. Sono in tanti ad aver accolto la notizia con soddisfazione, più che convinti a chiedere indietro quel 10% di valore aggiunto non dovuto.
Se infatti non è chiaro il periodo di retroattività (c’è chi parla di cinque anni, chi di dieci) si è scatenata la corsa alla richiesta di rimborso. Per ora tuttavia le aziende sospendono qualsiasi azione, in attesa di un intervento del Governo.
L’Asiu fa sapere che ha già ricevuto parecchie domande, compreso quella di qualche cittadino che si è presentato di persona agli uffici, fiducioso di ricevere all’istante la cifra da avere. In realtà la strada per il rimborso non è per nulla limpida, ed è pure da capire quanto convenga. «Restituire questi soldi vorrebbe dire chiudere le aziende - spiega infatti il presidente Asiu, Fulvio Murzi – Non parliamo solo dell’Asiu, ma di tutte le società del settore. Per quanto ci riguarda significherebbe compromettere un’impresa e una situazione che stanno funzionando. Per cosa poi? Se non ci fosse stata l’Iva le tariffe sarebbero state più alte, e il totale sarebbe cambiato di poco».
Gli anni coinvolti partono dal 2002 per Piombino, primo Comune a passare a Tia, seguito da Campiglia nel 2003, e via via tutti gli altri, sino al 2010. Dal 2011 infatti è entrata in vigore la Tia2, che è andata a sostituire la precedente. Il calcolo è lo stesso, ma nella nuova manovra si parla espressamente di “corrispettivo” sul quale si applica l’Iva.
«Occorre un’azione di governo – afferma Claudia Carnesecchi, direttore amministrativo dell’Asiu – che chiarisca, quantifichi ed eventualmente restituisca la cifra. Non c’è la disponibilità dell’Asiu, e delle altre aziende, pena il fallimento».
La posizione dell’Asiu è chiara: l’Iva non ce la siamo tenuta, prima di rimborsarla perciò il governo ce la deve ridare. Sarebbe impossibile per l’azienda che gestisce il territorio far fronte a un complessivo teorico che si aggira sugli 8 milioni di euro, considerando come ipotesi la retroattività più lunga. Intanto chi vuole provare la strada del rimborso lo può comunque fare, inviando insieme alla richiesta la copia delle fatture e i relativi giustificativi del pagamento. Sapendo però che per ora tutto è fermo e il futuro parecchio incerto.
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