La protesta
Portava sempre allegria, era il leader dello spogliatoio
PIOMBINO. Quella che sembrava la stagione perfetta per l’Union Tirreno si è fermata sabato notte sull’Aurelia. Il 2012, l’anno delle speranze, della corsa verso la serie A, diventa in un attimo l’ann...
PIOMBINO. Quella che sembrava la stagione perfetta per l’Union Tirreno si è fermata sabato notte sull’Aurelia. Il 2012, l’anno delle speranze, della corsa verso la serie A, diventa in un attimo l’anno del lutto e del rimpianto.
Riccardo Bargagli era una bandiera dell’Union Rugby, dove giocava nel ruolo di ala. Tra il campo di Salivoli, gli spogliatoi e il cortile, c’erano gran parte delle sue passioni e dei suoi affetti. Il padre Auro è un dirigente della società e al figlio ha trasmesso la passione per quello sport fin da bambino.
Così da quando aveva otto anni, prima volta in cui aveva preso in mano l’ovale, nei 120 metri del campo di rugby aveva costruito le basi del suo mondo. L’amicizia con i compagni di squadra, prima di tutto, anche se sono troppi gli anni passati insieme per chiamarli semplicemente compagni.
«Ho perso un fratello. Come potrei definire altrimenti un ragazzo con cui giocavo da 15 anni e che dopo gli allenamenti avevo ancora voglia di vedere per una birra in centro?», si domanda incredulo Lorenzo Puliti, capitano dell’Union.
Nei ricordi dei giocatori il rugby passa in secondo piano rispetto al carattere di Riccardo, che l’aveva fatto diventare un personaggio nello spogliatoio: «Era capace di portare l’allegria in squadra – racconta Puliti – La sua specialità erano i soprannomi. Li inventava a ritmo vorticoso, giocando con le parole, storpiando i nomi e prima o poi tutti in panchina venivano ribattezzati da Riccardo».
Insieme hanno giocato tutte le partite importanti, quelle che hanno portato un gruppo di adolescenti dall’Under 16 a lottare oggi per la serie A. Il torneo degli Appennini, che aveva aperto le porte per i campionati nazionali. Gli spareggi per la promozione in serie B contro l’Anzio, due anni fa quando Bargagli aveva segnato anche una delle mete della vittoria piombinese. Infine il primo anno in serie B, dove aveva fatto la differenza in molte partite, come ricorda l’allenatore Stefano Ghini: «Riccardo era un’ala formidabile, agile e imprendibile in velocità, infallibile dall’ovale».
L’ impegno per la società andava oltre le partite. Da novembre Riccardo aveva fatto dei corsi per allenatore e due volte alla settimana andava a Follonica, dove stava per laurearsi in Scienze ambientali, per insegnare il rugby ai bambini.
Sul profilo Facebook Riccardo raccontava poco di sé. Le foto sul campo da rugby, le serate al Big Ben dove il fine settimana si incontrava con gli amici, ma anche la musica preferita, il metal, e i passatempi come la pesca in apnea. Fino alla citazione preferita, che oggi assume un sapore tragico. Una frase semplice ma efficace: “Cogli l’attimo”.
Tiziano Rugi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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