La manifestazione
Operaio accusato di abusi sul figlio
Il perito del tribunale ritiene però inattendibile il bambino di quattro anni
LIVORNO. Un anno di indagini e una perizia durata quattro mesi non sono riuscite a fare luce sull’inchiesta che vede indagato con l’accusa di violenza sessuale aggravata un operaio quarantenne di un’azienda piombinese. Tanto che ieri mattina, al termine dell’udienza nella quale il perito doveva dare conto dell’attendibilità del bambino come testimone, il giudice ha deciso di rimettere gli atti nelle mani del pm Paola Rizzo affinché verifichi se «è il caso o meno di proseguire l’inchiesta con una richiesta di rinvio a giudizio, oppure chiedendo l’archiviazione».
L’indagine è iniziata lo scorso anno. Il bambino, che allora aveva quattro anni, durante una conversazione con l’educatrice dei servizi sociali si era lasciato andare a frasi inquietanti. «Papà mi tocca e mi bacia», riferito alle parti intime.
Il giorno successivo la segnalazione era sulla scrivania del dirigente della polizia di Piombino, dove risiedono tutti i protagonisti della vicenda.
Gli agenti a questo punto segnalano il caso alla Procura e partano gli accertamenti, in particolare sulla famiglia: i due genitori del piccolo sono separati. E sul rapporto tra padre e figlio. L’uomo si difende e rimanda le accuse al mittente. A corroborare la tesi dell’accusa non ci sarebbero testimoni: nessuno avrebbe assistito ad abusi e ci sarebbero amici dell’operaio pronti a giurare che il rapporto padre e figlio non avrebbe niente di strano.
Quello che viene fuori durante l’indagine sono soprattutto le ruggini tra i genitori. Così il pm decide di ascoltare direttamente il bambino.
«Quel giorno – racconta – chi ha seguito quella sorta di interrogatorio – il bambino è rimasto in silenzio senza rispondere alle domande». Un comportamento che ha convinto il giudice a nominare un perito che valutasse il suo stato psicologico e soprattutto la sua attendibilità come testimone, oltre a verificare le fondamenta dell’accusa.
Per quattro mesi la psicologa lo ha incontrato almeno una volta a settimana e ieri mattina ha spiegato al giudice come «il bimbo abbia delle difficoltà e non sia un testimone attendibile».
Ora il pm avrà tutto il tempo per decidere come proseguire l’indagine.
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