Esuberi, anche in Magona i contratti di solidarietà
L’azienda dichiara un’eccedenza di 60 dipendenti nel settore dei servizi Per salvare tutti il sindacato propone una riduzione di orario per 260
PIOMBINO. La crisi delle aziende siderurgiche piombinesi non si ferma. Anche in Magona, dopo la Lucchini, si delinea la possibilità di far ricorso ai contratti di solidarietà per salvaguardare l’occupazione. Già da alcuni mesi, infatti, l’azienda aveva presentato ai sindacati un piano di riorganizzazione del lavoro conteggiando 60-65 esuberi nel settore dei servizi.
Una situazione che sembra comunque indipendente dalla attuale congiuntura, con un mercato ancora in difficoltà, alti costi di produzione e conseguente riduzione dello sfruttamento degli impianti. A quanto pare non è stato sufficiente il ricorso alla squadra unica al tandem e decapaggio né il ricorso alla mobilità incentivata per rimettere in riequilibrio i conti dell’azienda.
Il sindacato sta dunque ragionando da tempo sulla possibilità di parere il colpo facendo ricorso ai contratti di solidarietà. Ma ora siamo arrivati alla stretta fanale. Domani mattina i coordinatori delle Rsu Magona s’incontreranno con le segreterie di Fiom, Fim e Uilm per esaminare meglio la situazione. Subito dopo ci sarà un incontro con l’azienda, che al momento sembra disponibile ad accogliere l’ipotesi avanzata dai sindacati.
Ai contratti di solidarietà sarebbero interessati tutti i lavoratori dei servizi. Circa 260 persone tra impiegati, tecnici, addetti ai magazzini. In pratica tutto il personale non direttamente addetto alle linee di produzione.
I dettagli che potrebbero consentire di raggiungere un accordo tra sindacato e azienda ancora non sono stati del tutto approfonditi. Per il sindacato tuttavia, come già avvenuto alla Lucchini, l’obiettivo è quello di mantenere tutti dentro la fabbrica, magari in attesa di un miglioramento della situazione di mercato.
Al momento le ipotesi sul tavolo sono diverse. I lavoratori con i contratti di solidarietà potrebbero non lavorare dalle 16 alle 36 ore al mese. In entrambi i casi l’Inps corrisponderebbe il 60% delle ore non lavorate, più un altro 20% che la legge di stabilità assicura fino al 31 dicembre prossimo. Come già accaduto per la Lucchini, la Regione potrebbe inoltre corrispondere un altro 10% dopo l’approvazione del provvedimento da parte del ministero del Lavoro.
E’ prevedibile che da stamani, dopo il chiarimento interno, i sindacati inizino ad entrare nel merito della trattativa con l’azienda sull’organizzazione del lavoro. Naturalmente, precisano alle Rsu, prima di sottoscrivere qualsiasi accordo saranno convocate le assemblee dei lavoratori. Non è certo se invece si andrà, come è successo alla Lucchini, ad un vero referendum.
I contratti di solidarietà non metteranno comunque al riparo il personale addetto alla produzione da altre possibile richieste di cassa integrazione.
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