Sicurezza
Cresce l’emergenza e gli alloggi pubblici non bastano più
Una cucina in comune e qualche camera da letto per sistemare tre o quattro famiglie fuori casa. L’ex centro diurno Carsal di via Gori sarà trasformato così. Un pronto soccorso abitativo
PIOMBINO. Una cucina in comune e qualche camera da letto per sistemare tre o quattro famiglie fuori casa. L’ex centro diurno Carsal di via Gori sarà trasformato così. Un pronto soccorso abitativo in grado di garantire solo l’accoglienza. Niente di più.
Dal Comune fanno sapere che potrebbero essere completati entro marzo i lavori di adeguamento della struttura che fino a dicembre ospitava ragazzi con disabilità gravissime, trasferiti in buona parte a Venturina.
L’obiettivo è quello di eliminare il ricorso agli alberghi a cui il Comune si rivolge nei casi di immediata urgenza. E ce ne sono.
Tamponare l’emergenza. Di questo si tratta. Il problema si sta aggravando e le necessità sarebbero ben altre. E mentre le risorse disponibili si assottigliano, crescono le richieste d’aiuto. Non le possibili risposte.
«Attualmente - dicono dal Comune - c’è una graduatoria per l’edilizia residenziale pubblica, attivata nel 2010, con un elenco di 306 persone. Nello scorso anno sono stati assegnati 35 appartamenti, dei quali 30 già consegnati. Si trattava dei vecchi alloggi sfitti ristrutturati da Casalp. Dal 2010 le assegnazioni sono state, invece, 73».
Ad oggi risultano altri 12 appartamenti in fase di manutenzione, in buona parte già destinati o in fase di destinazione. I tempi di consegna non sono ancora noti mentre per altri due sfitti non è ancora fissata la disponibilità.
Per i nuovi edifici, le previsioni portano in via della Pace dove nel corso del 2013 saranno completati 60 appartamenti.
Sfratti, graduatorie aperte con persone in attesa da anni, casistica in evoluzione, situazioni di disagio economico e abitativo che si traducono nella necessità di accettare soluzioni poco adeguate. Soprattutto quando ci sono i bambini di mezzo.
«Per due stanze e un bagno al Cotone pago 350 euro al mese. L’umidità è forte tanto che i servizi sociali reputano l’appartamento non idoneo per i miei due figlioletti», afferma Mauro Gianfaldoni. Con la sua famiglia vive lì dal luglio scorso dopo un periodo trascorso in un camper. Un’altra risposta inadeguata. Tanto che, per paura che i bimbi gli fossero tolti, la moglie decise di trasferirsi con loro in Romania, sua terra d’origine.«Mi furono promessi degli aiuti, nel caso in cui avessi trovato casa. L’ho fatto e ho potuto far rientrare i miei. Ma di quegli aiuti si sono perse le tracce. E intanto a luglio il contratto mi scadrà», prosegue l’uomo che lavora saltuariamente da imbianchino e riesce a far fronte all’affitto con grande difficoltà.
«La mancanza di alloggi, complici i tagli ai bilanci, ormai è emergenza sociale », chiude Giancarlo Cjhiarei (Slai Cobas) che sulla scorta del caso Gianfaldoni e di numerosi altri, punta a realizzare uno sportello con copertura legale.
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